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Ultimo giorno di Carnevale.

Oggi è l’ultimo giorno di Carnevale, spesso si ha l’errata convinzione che le feste del passato fossero meno belle di quelle attuali, ma se pensiamo a questo giorno, in base agli scritti del prof. Oreste Marcoaldi (1825 –1879) ci rendiamo conto di quanto, i festeggiamenti ,potevano essere magnifici e coinvolgenti. A quei tempi essi si svolgevano non solo con canti e balli per le vie e le piazze della città ma anche con l’accensione delle candele e le lanternine coloratre che si sistemavano davanti alle proprie case. Tutto ciò contribuiva a dare uno straordinario effetto scenografico alla città. L’evento culminante di questi festeggiamenti carnevaleschi poteva essere senza dubbio quello del carnevale morto. In altri luoghi veniva chiamato re carnevale o il pupo. Si costruiva un pupazzo fatto di stracci delle stesse dimensioni di un uomo, posto su una carretta era portato in giro per la città, per essere mostrato a tutta la gente. La rappresentazione della processione e della morte del Carnevale, aveva un significato simbolico molto forte, infatti questo illustrava il legame di questa festa ai riti agrari dell’attesa del risveglio arboreo. Questi riti avevano delle radici preromane e affondavano in antiche tradizioni che arrivavano fino alla preistoria. Questi antichi riti di religioni, che ormai da millenni nessuno ha nemmeno memoria del loro nome, avevano la funzione di celebrare il rinnovamento, nel quale ci si liberava del vecchio per favorire la crescita del nuovo. Probabilmente questi riti erano di tipo propiziatorio, ed erano legati ai cicli della terra, al risveglio della natura dopo il rigido inverno. Possiamo ipotizzare che essi devono la loro nascita quando l’uomo ha smesso di essere solo un cacciatore e ha iniziato a coltivare la terra per nutrirsi. Ritornando al Carnevale è un vero peccato che queste tradizioni di Carnevale siano state abbandonate, potrebbe essere interessante farle rivivere.

Paolo Carnevali

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