Francesco Salviati - Portrait of Totila, c. 1549.jpg
Francesco Salviati – Portrait of Totila, c. 1549” di Francesco Salviati – Musei Civici di Como. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

Ipotesi sulla Tomba di Totila, Re degli Ostrogoti.

Negli anni, gli storici hanno fatto diverse ipotesi su dove si trovava la tomba del Re degli Ostrogoti, ma la più convincente mi sembra quella dell’arciprete Camillo Acquacotta (1221-1843). La sua ipotesi è fatta su ciò che scriveva Procopio di Cesarea, grande storico bizantino, egli compara le sue descrizioni con il territorio locale, in modo da capire dove si sono svolte le vicende narrate. Nel libro Memorie di Matelica raccolte e ordinate dall’arciprete Camillo Acquacotta, racconta citando Procopio, che Narsete da Ravenna arrivò a Rimini, poi lasciò la via Flaminia che portava al Furlo, poichè questo luogo era pesantemente difeso dai Goti, egli dovette seguire la costa, passò per Pesaro, Fano e poi atraversò il Piceno. Per capire in quale luogo si è svolta la battaglia contro Totila, bisogna analizzare quanto scriveva Procopio, egli riferisce che Narsete lasciò la strada Flaminia e ne prese un’altra più lunga, per arrivare agli Appennini, in quel periodo l’unica strada per questa via era quella che passava per Osimo, Treja e Settempeda e conduceva a Prolaqueum (Pioraco), per arrivare fino a Nocera. Infatti non esisteva un’altra strada Romana che portava da Rimini a Roma. In questo modo vengono spiegate le manovre di entrambi gli eserciti. Narsete passò le gole di Settempeda e si accampò all’apertura della valle che portava a Castelraimondo. Mentre Totila, che partendo da Roma con il suo esercito percorrendo la via Flaminia, si era accampato presso Gualdo vicino a Tadino. Da li, in quel periodo, poteva passare con la stessa facilità, sia verso Fossombrone seguendo un ramo della Flaminia, sia per Nocera fino a Settempeda, seguendo l’altro ramo della Flaminia. Anche Strabone descrive le strade romane, e la via Flaminia, in questo modo. Vicino al campo di battaglia, stabilito da Camillo Acquacotta, egli scrive che si trova il Castello di Galiole e S. Maria de’ Galli, nomi che probabilmente a Procopio hanno fatto confondere questo sito, con quello di Busta Gallorum di Roma, dove Cammillo sconfisse i Galli. Totila dopo la battaglia dovette fuggire, non prese la strada verso Pioraco, perchè da quella parte si dirigevano le truppe bizantine per inseguirlo ed eliminarlo, perciò andò verso Matelica. Cercò di percorrere le strade secondarie per giungere alla via Flaminia che era presidiata dai suoi Goti. Egli da Matelica arrivò ad Santa Natolia (Esanatoglia), e da li, passando per Attidium(Attiggio), voleva arrivare a Tadino per poi recarsi a Perugia. Egli però, a causa delle sue ferite, fu costretto a fermarsi in una Villetta piccola e oscura a Santa Natolia. Procopio lo indica come Capras. Camillo Acquacotta prova ad ipotizzare che si tratti di Capriglia. Ma dato la strada che prese Totila, io deduco che il luogo descritto da Procopio, tenendo conto gli elementi descritti, considerando che egli si fermò in un luogo isolato dove non era più inseguito per potersi medicare,  può trattarsi solo di Capretta. Capretta si trova vicino ad Attiggio. Da Esanatoglia attraverso dei sentieri un tempo si poteva arrivare a Capretta e da li ad Attiggio. Questo spiegerebbe la leggenda sul Tesoro di Capretta. Secondo Procopio il luogo della tomba del Re venne mostrato ai Bizantini da una donna Gota, e loro ne rispettavano il corpo. Teja suo successore, insieme con i Goti restò padrone per qualche tempo di questi territori. Secondo Teofane come ci riferisce Camillo Acquacotta, gli abiti tinti di sangue, ed il Cappello ornato di Gemme furono mandati a Costantinopoli. Naturalmente l’ipotesi di Capretta da me avanzata va dimostrata attraverso una seria campagna di scavi archeologici.

Paolo Carnevali

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