Battaglia di Tolentino, Vincenzo Milizia. Sono visibili sullo sfondo le formazioni napoletane che si muovono dalle loro posizioni in formazione a quadrato
Battle of Tolentino“. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.

La Battaglia di Tolentino, preludio alla sconfitta di Napoleone a Waterloo.

Quest’anno cade il bicentenario della Battaglia di Tolentino, grazie all’Associazione Tolentino 815, al Comune di Tolentino e alla Regione Marche, dal 1° al 3 di questo mese si sono svolte una serie di iniziative culminate con la rievocazione storica della Battaglia. La ricostruzione storica è stata molto accurata, anche grazie alla partecipazione, presso il Castello della Rancia di Tolentino, di oltre 500 rievocatori provenienti da tutta Europa. Essi grazie al loro addestramento, ai loro armamenti, ai manufatti e alle divise, fedelmente riprodotte dei reggimenti delle truppe austriache e franco-napoletane, hanno dato la sensazione di rivivere questa grande battaglia. Questa rievocazione è stata interessante, anche per la presenza dei diretti discendenti dei due condottieri della battaglia: il Barone Federico Bianchi e il Principe Gioacchino Murat, che per una strana coincidenza, portano il nome dei loro avi. Questa Battaglia ha avuto un ruolo importantissimo nella definitiva disfatta di Napoleone, infatti lo ha privato di un preziosissimo alleato, che lo avrebbe potuto aiutare, una volta conquistata l’Italia, nella Battaglia di Waterloo. Il Principe Gioacchino Murat con le sue forze, se avesse triofato in Italia, avrebbe potuto dare un importante contributo, con le sue truppe, alla vittoria di Napoleone in Europa. Tutti questi eventi iniziarono quando Napoleone Bonaparte, il primo marzo del 1815, fuggito dall’isola D’Elba sbarcò ad Golfe Juan in Francia. I soldati, come pure la popolazione, lo acclamarono, il 20 marzo egli entrò trionfalmente a Parigi. Gioacchino Murat, poco dopo il rientro di Napoleone in Francia, ossia il 19 marzo, alla testa di un esercito di 35000 uomini, invase lo Stato Pontificio, conquistò Bologna. L’avanzata delle truppe napoletane viene fermata dalle armate austriache, guidate dal generale di origine italiana Federico Bianchi. La prima sconfitta le truppe napoletane la subiscono a Occhiobello, poi dopo una serie di eventi la grande battaglia venne combattuta a Tolentino. Essa iniziò il 2 maggio e finì il giorno seguente, sostanzialmente l’ultimo giorno, dopo diverse operazioni belliche, i due eserciti avevano la stessa forza. Probabilmente dopo l’arrivo di alcuni messaggeri, che gli riportavano false informazioni, o quanto meno ingigantite rispetto alla realtà su sollevazioni filo-borboniche nel suo regno e vittorie austriache in Abruzzo, egli ordinò un’immediata ritirata generale. La ritirata fu rovinosa e si trasformò in una terribile sconfitta per il suo esercito. In seguito a questa grande sconfitta, Gioacchino Murat, dopo essersi ritirato e davanti alle vittorie degli austriaci, abdicò. Nell’ottobre del 1815 nei pressi di Pizzo Calabro l’ex re di Napoli venne arrestato, processato e fucilato. In ultimo una piccola curiosità riportata nel libro di Paolo Latini “I Fogliardi nella vita culturale e patriottica dell’Ottocento”, quando Gioacchino Murat invasero le Marche, a Fabriano Pietrantonio Campioni(1752-1823, nel periodo napoleonico ricoprì numerose cariche: comandante della guardia nazionale, vice-prefetto, capitano sotto il Duca di Modena Ercole III) quando sembrava che dovesse il Re di Napoli dovesse arrivare in città, il Campioni si offrì di ospitarlo. Egli preparò la sua casa, facendola arredare le sale con damaschi, fece dipingere il ritratto del Re, prese un trono che si fece prestare dai canonici di San Venanzio. Egli non solo fece questi lavori, ma preparò anche una sistemazione per il suo seguito e sistemò le stalle per i cavalli. Infine pensò di preparare un ricco ricevimento, infatti acquistò ben mille libbre di zucchero per questo scopo. Nonostante questo il Sovrano non si fermò a Fabriano e Pietrantonio nonostante tutto, si recò a Jesi, dove si era fermato Gioacchino Murat,li riuscì a conoscere il Re e ritornò a casa trionfante per l’accoglienza ricevuta.

Paolo Carnevali
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