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Ultimo giorno di Carnevale, antiche tradizioni carnevalesche.

Oggi ultimo giorno di Carnevale rispetto alla metà del novecento ha perso molto delle antiche tradizioni. Con l’industrializzazione dell’Italia si sono perse in molti casi le antiche tradizioni popolari e culturali, a favore di una cultura generalista. Questo ci ha fatto dimenticare chi siamo e da dove veniamo e dove stiamo andando. Molte di queste tradizioni carnevalesche risalgono ai tempi dei Romani e altre sono più antiche. Forse la tradizione di mascherarsi deriva dalla festa che si svolgeva in Egitto per la Dea Iside, infatti, lo scrittore Licio Apuleio ci descrive in questa cerimonia c’erano persone che per onorarla si mascheravano. Come non pensare anche alla Grecia e mito di Dioniso, probabilmente alcune nostre tradizioni carnevalesche derivano da questa festa greca. Un Carnevale che sicuramente ci fa pensare alle antiche tradizioni del passato è di Offida, città marchigiana in provincia di Ascoli Piceno. In questa manifestazione si svolge la caccia al bove finto, dove si svolge una specie di caccia con un fantoccio a ricordare l’antica festa dove un tempo si utilizzava un vero toro. Questa era un’antica tradizione che in molte altre parti delle Marche è scomparsa per il divieto di utilizzare un toro vero. Infatti, come ci narra il prof. Oreste Marcoaldi questa tradizione era presente anche a Fabriano. Infatti, Caccia del Toro iniziava il giorno di S. Tommaso il 21 dicembre fino all’ultimo giovedì di carnevale, era eseguita il venerdì di ogni settimana. Si eseguiva con il bue legato a una lunga fune lungo le vie principali della Città. Questi giochi erano descritti come cruenti e barbari. Dopo la caccia, le bestie vaccine erano macellate, c’era la convinzione tra il popolo, che se esse erano strapazzate la loro carne sarebbe stata più salubre. Questi giochi con i Tori si svolgevano anche a Macerata nel celebre Sferisterio o a Venezia in Campo San Polo, in quest’ultima manifestazione le bestie vaccine erano sguinzagliate un po’ come a Pamplona (capoluogo della comunità autonoma della Navarra) in Spagna. Il Carnevale non era solo la caccia al Toro, ma c’erano feste, canti e balli. In Particolare in questo giorno, ultimo di carnevale, un tempo a Fabriano dopo la festa, poco dopo il tramonto, la maggioranza delle persone si ritrovavano nelle vie e nelle piazze, ognuno accendeva una piccola candela, poi la spegneva e la scambiava con quella dell’altro, per riaccenderla subito dopo, poi correvano e gridavano “chi ha moccolo, accenda moccolo” mentre alcuni davanti alle proprie case mettevano dei lanternini di carta o lumi. Molto probabilmente i lanternini di carta chiamati comunemente lampioncini non erano tutti dello stesso colore; forse ce n’erano verdi, blu rossi, gialli o d’altri colori. Spesso si parla di valorizzare il turismo in Italia, ma di progetti faraonici basterebbero piccole iniziative per incrementare il flusso turistico, come ad esempio ripristinare alcune di queste antiche tradizioni. Infatti, tutte queste luci, insieme alle accensioni dei moccoli, oltre a dare uno stupendo effetto scenico alla città di Fabriano, e se in quel periodo fosse passato uno straniero, sarebbe rimasto a bocca aperta per lo spettacolo che gli si sarebbe presentato davanti, forse si sarebbe domandato anche lo scopo di tutto questo. La risposta era semplice, i lampioncini servivano a illuminare il carnevale morto o il “re carnevale”, per rendere il tutto più realistico si costruiva un pupazzo fatto di stracci delle stesse dimensioni di un uomo, posto su una carretta era portato in giro per la città, per essere mostrato a tutta la gente. La rappresentazione della processione e della morte del Carnevale, aveva un significato simbolico molto forte, infatti, questo illustrava il legame di questa festa ai riti agrari dell’attesa del risveglio arboreo. Questi riti avevano delle radici preromane e affondavano in antiche tradizioni che arrivavano fino alla preistoria. Questi antichi riti di religioni, che ormai da millenni nessuno ha nemmeno memoria del loro nome, avevano la funzione di celebrare il rinnovamento, nel quale ci si liberava del vecchio per favorire la crescita del nuovo.  Probabilmente essi erano di tipo propiziatorio, ed erano legati ai cicli della terra, al risveglio della natura dopo il rigido inverno.

Paolo Carnevali

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