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L’inizio dell’anno, la Pasquella e il solstizio d’inverno

Con i festeggiamenti di capodanno è iniziato il 2015, pensiamo al futuro eppure siamo governati dal passato. I festeggiamenti, le consuetudini che abbiamo svolto per l’arrivo del nuovo anno, ci sembrano moderni ma derivano da tradizioni millenarie. Gli stessi “auguri” hanno una storia antichissima. La tradizione che tuttora esiste nel mondo, ossia quella di scambiarci gli “auguri” durante le feste, deriva dall’antica pratica dell’augure. Questo rito era stato fatto prima dagli etruschi, poi dai romani. L’àugure si basava sull’osservazione e l’interpretazione del verso, del volo e del comportamento degli uccelli, in questo modo si comprendeva il volere degli dei nelle cose degli uomini sia nelle guerre sia nei periodi di pace, sia in pubblico sia in privato. L’arte degli auguri era chiamata augurio o auspicio. Chi esercitava tale predizione, doveva dire se una decisione incontrava o no il favore degli dei, non doveva dire quale scelta migliore si poteva prendere. Una delle migliori rappresentazioni antiche dell’augure si trova a Tarquinia nella Necropoli dei Monterozzi, più precisamente nella Tomba degli Auguri. Sembra un paradosso ma per conoscere noi stessi e per andare avanti dobbiamo guardare indietro. La celebrazione del solstizio d’inverno, il culto del Sole, insieme con altre si svolgeva in questo periodo, addirittura alcune di esse affondano le loro radici nella preistoria. In particolare per i popoli antichi il solstizio d’inverno aveva un grande significato. Per capire l’importanza data dai popoli antichi a questi eventi, basti pensare che le pietre di Stonehenge (sito neolitico, che si trova in Inghilterra formato da grosse pietre erette disposte in forma circolare, si ritiene che si stato costruito tra il 2500 a.C. e il 2000 a.C.) sono disposte in modo tale da individuare esattamente punti di equinozio e solstizio. Probabilmente sono molto antiche anche le tradizioni dei capomesi e quelle delle cipolle, esse sono usate per fare previsioni meteorologiche per i mesi del nuovo anno. Mentre la tradizione della Pasquella, diffusa nelle Marche, in alcune zone dell’Emilia-Romagna, Umbria, Lazio prevede che un gruppo di questuanti con canti e musica seguendo un’antica pratica, eseguano un rito per propiziare un nuovo anno più fecondo, andando di casa in casa, chiedendo la questua (elemosine e offerte in natura), anche se in questo periodo, poiché si faceva la pista con il maiale, preferivano salcicce o altri prodotti del suino, e invitano a prepararsi per la Pasqua. Speriamo che questo sia un buon anno per tutti, sarà ripetitivo questo auspicio ma non passa mai di moda.

Paolo Carnevali

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