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Coro ana roma“. Tramite Wikipedia.

Canti popolari italiani e fabrianesi e il prof. Cav. Oreste Marcoaldi
Parlando del prof. Oreste Marcoaldi, l’illustre letterato Enrico Filippini (nel libro “Folklore Fabrianese” pubblicato nel 1898), scrisse che egli fu uno dei più grandi studiosi e divulgatori di tradizioni folkloristiche italiane. Si occupò di raccogliere, pubblicare, i canti e le poesie popolari italiane. Tra queste naturalmente c’erano anche quelli fabrianesi. Il primo saggio di questi suoi studi lo pubblicò nel 1849, in occasione del matrimonio tra un esponente della nobile famiglia fabrianese degli Ottoni e quella dei Nisi. L’opuscolo era composto da 60 canti popolari fabrianesi, con una prefazione e delle note. La pubblicazione già allora era ritenuta rarissima, nel libro “Folklore Fabrianese”, l’autore scriveva che l’aveva cercata non solo a Fabriano, ma anche nelle biblioteche nazionali, nonostante questo non è riuscito ad averne una copia. Il prof. Oreste Marcoaldi sei anni dopo, pubblicò il libro “CANTI POPOLARI inetidi UMBRI, LIGURI, PICENI, PIEMONTESI, LATINI”. Secondo il professor Enrico Filippini, da quanto scritto in una pagina della lunga prefazione del Libro, si può dedurre, che parte dei canti popolari piceni siano fabrianesi. Dopo alcune ricerche, sono riuscito a consultare una copia del Libro. Ho letto la prefazione, in particolare nella pagina numero 15, ci sono i ringraziamenti ad alcuni illustri professori, che gentilmente hanno fornito i canti raccolti nelle loro terre. In particolare è interessante leggere il seguente ringraziamento, che riporto integralmente come l’ha scritto il prof. Oreste Marcoaldi: ”…cento e mille ringraziamenti: come caldissimi li porgo al prof. Domenico Fogliardi professore di eloquenza nel Liceo fabrianese mio dotto maestro ed amico del cuore, che d’alcuni canti marchigiani fecemi un presente …”. Il prof. Domenico Fogliardi poiché era fabrianese, molto probabilmente aveva offerto al suo illustre allievo e amico, che in quel periodo era esule a Genova, solo canti popolari raccolti a Fabriano. Nella prefazione del libro si parla anche della differenza tra i canti popolati italiani e quelli stranieri. Quelli della nostra nazione, al contrario degli altri, trattano per la maggior parte di temi d’amore. Pochissimi parlano di guerra, patria, mitologia e storia, quando si occupano di questi argomenti, chi canta la storia non sa esattamente di cosa si tratta. In alcune nazioni dell’Europa ci sono canti che prendono spunto dalla storia, basta leggere quelli tedeschi, come già osservato prima della pubblicazione del Libro “CANTI POPOLARI inetidi UMBRI, LIGURI, PICENI, PIEMONTESI, LATINI” dal professor Cesare Cantù (Brivio, 1804 – Milano, 1895) è stato uno storico (fu il fondatore dell’Archivio storico lombardo), letterato e politico italiano (deputato al parlamento dall’Unità d’Italia dal 1861 al 1867). In passato non era così. Ad esempio, senza dichiararlo apertamente, Paolo Warnefrido (Cividale del Friuli d.C. 720 – Montecassino d.C. 799), nei suoi canti e versi, fece riferimento alla storia Longobarda. Egli a quel tempo era conosciuto anche come Paolo Diacono, era uno storico longobardo. Intorno al 763 fu ordinato diacono della chiesa d’Aquileia (in Friuli). In seguito si stabilì presso la Corte Longobarda. Dopo la caduta dei Longobardi, fu prigioniero in Francia, poi liberato grazie ad una supplica in versi (782), da lui inviata a Carlo Magno. In ultimo bisogna dire, diversi di questi canti popolari sono andati persi, ma altri no, grazie alla lungimiranza d’illustri uomini di cultura, come il prof. Cav. Oreste Marcoaldi. Queste importantissime conoscenze sono fondamentali per preservare la cultura e l’identità locale.

Paolo Carnevali.
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