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Braine-le-Château JPG02” di Jean-Pol GRANDMONT – travail personnel (own work). Con licenza CC BY 2.0 tramite Wikimedia Commons.   Qui sopra la foto di un mulino ad acqua del XII secolo.

La prima documentazione sulla presenza di cartiere ad Ascoli Piceno nel Medioevo

Spesso quando parliamo di Medioevo pensiamo ad un periodo buio e oscuro, in realtà è molto più di quello che immaginiamo, ha avuto dei periodi di sviluppo interessanti non solo dal punto di vista politico ma anche economico,sociale, dal punto di vista della creatività e dell’innovazione tecnologica. In questo articolo in particolare parlo di Ascoli che già intorno all’anno mille aveva un fiorente settore manifatturiero, ramerie, ferrerie, gualchiere e moltro altro ancora. La presenza di mulini nella città è documentata fin dal 1104 (G. Bartocci, Il Comune e le Monache di S. Angelo, “Vita Picena”,1940, n52, Ascoli Piceno. F.A. Marcucci, Saggio delle cose ascolane e de’ Vescovi di Ascoli Piceno, Teramo 1766). Ma in seguito un altro importante settore manifatturiero si è sviluppato nella Città, quello della carta, la prima presenza documentata di questa attività risale al 1349. Contrariamente a quando ci si potrebbe aspettare la prima documentazione sulla presenza di cartiere nel territorio di Ascoli non è stata scoperta ne in questa città ne nella Regione Marche ma in un luogo più lontano e in un’altra terra quella Toscana. Nel 1897 Augusto Lisini scopriva un vecchio documento (un vecchio “istrumentario del Comune”) il quale riportava scritto che il 20 maggio 1349 si dava in affitto “una caduta d’acqua con gora, casalino et gualcheriam ad facendas cartas” a Tommaso Bonaventura e suo figlio Michele artigiani cartai di Ascoli. La gualchiera adibita alla fabbricazione della carta si trovava nella località Colle Basso vicino Porta Senese nel Borgo di Santo Jacomo. Il contratto stipulato per l’affitto prevedeva una durata di due anni, in questo periodo i Bonaventura dovevano pagare annualmente 22 lire. (Fonte: A. Lisini in “Miscellanea storica di Valdelsa”, I segni delle Cartiere di Colle, 1897 pp. 247-251).

Paolo Carnevali

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