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Crowd outside nyse“. Con licenza Public domain tramite Wikimedia Commons. Folla fuori dalla Borsa di New York dopo il crollo finanziario.

Marcoaldi-Lapide

La crisi economica nell’Ottocento e le soluzioni del prof. Oreste Marcoaldi

La crisi economica alla fine dell’Ottocento fu internazionale e non riguardò solo l’Italia. Fu chiamata anche “la Grande depressione” (1873-1895), essa iniziò l’8 maggio del 1873 nella piazza borsistica di Vienna, dove ci fu il crollo della Borsa a causa di una forte ondata di vendite, gli investitori temevano di perdere i loro risparmi. Arrivò poi negli Stati Uniti d’America il 18 settembre successivo, tutto iniziò con il fallimento di una delle più grandi e importanti banche americane la Jay Cooke & Company. Questa banca fallì, poiché non riuscì a recuperare gli ingenti prestiti che aveva concesso nel settore ferroviario. Tra i risparmiatori si diffuse il panico, ondate di vendite colpirono tutti i paesi industrializzati. Le conseguenze furono catastrofiche per le loro economie. Negli Stati Uniti, ad esempio, nel giro di poco tempo la produzione industriale diminuì di un terzo e la disoccupazione aumentò a dismisura. La mancanza di reddito e la disoccupazione colpì anche la nostra Fabriano. Uno scritto significativo che parla della crisi economica è “Il contadino alla Maremma” presente nel libro “Le usanze e i pregiudizi del popolo fabrianese” di Oreste Marcoaldi del 1877, tratta delle dure condizioni lavorative di circa 1800 persone che dal nostro territorio, per mancanza di lavoro o per “guadagno”, emigravano nelle campagne romane, vi si recavano stagionalmente due volte l’anno (sette mesi: da novembre a marzo, da maggio a giugno). Questi fabrianesi si recavano nel Lazio per procurarsi pane e lavoro, ma spesso date le dure condizioni lavorative, vi trovavano la morte o la febbre Maremma, che li trasformavano in “ambulanti cadaveri”. La cosa interessante è che il prof. Marcoaldi dopo aver denunciato ciò, non scriveva, come diversi intellettuali di oggi, che il mercato del lavoro è questo e bisogna adattarsi a queste condizioni lavorative, ma cercava delle soluzioni valide, una speranza, per evitare questa situazione. La superiorità culturale del Marcoaldi rispetto a tali intellettuali è inconfutabile. Egli proponeva delle soluzioni innovative nel nostro territorio, ma che già erano state vincenti in altre parti, sia in Italia sia all’estero. Ad esempio sviluppando l’orticultura, perché bisognava importare gli ortaggi dal territorio jesino e maceratese quando si potevano produrre sul posto? Aveva fatto molte altre proposte interessanti, ad esempio scriveva che nel nostro territorio si trovavano i tartufi bianchi e neri, invece di essere raccolti dai fabrianesi, erano lasciati all’industria dei forestieri, specialmente quelli di Fossombrone. Questi andavano per le nostre campagne (da ottobre a marzo) e dopo averli trovati, vendevano i più brutti e piccoli ai fabrianesi anche per quattro lire il chilo, mente i più belli a grossi se li portavano via (Marcoaldi: “…in tutto ciò oltre al danno scorgo pure lo scherno”). I tartufi fabrianesi insieme con quelli che provenivano da altri luoghi, erano depositati in enormi magazzini a Fossombrone e da lì spediti in altre città italiane, ma anche in Austria e Francia, in quest’ultimo paese erano lavorati e rinviati in Italia e venduti al doppio del prezzo di acquisto. Raccolta e commercializzazione dei tartufi e dei suoi derivati, potrebbe essere un’idea valida ancora oggi. Per chi leggendo ciò che scriveva il prof. Marcoaldi sui tartufi “faccia un sorrisino”, vorrei far notare per esempio, che nel 2013, secondo all’assessore regionale alla tartuficoltura Alberto Cirio, l’indotto generato in Piemonte dal tartufo valeva 50 milioni di euro (fonte: www.gazzettadalba.it). Le soluzioni del Professore non erano solo nello sviluppo agricolo ma anche in quello dell’artigianato. In questo periodo di crisi, forse ispirati dalle idee del Marcoaldi, la famiglia Miliani, nella persona di Giuseppe prima, Giambattista poi, fecero notevoli investimenti puntando sulla qualità del prodotto. Le loro Cartiere anche se ebbero dei periodi di scontro con gli operai, riuscirono a migliorare le loro condizioni di lavoro, rispetto alle altre aziende italiane. Giambattista Miliani nonostante la crisi economica a fine novembre del 1884, comunicò ai propri operai che avrebbe dato un considerevole aumento salariale. Cosa che poco dopo fece. In ultimo, il prof. Marcoaldi aveva dato degli importanti strumenti alla comunità per combattere la crisi econimica, come la “Guida e Statistica della città e comune di Fabriano”. Esso era un importante strumento di conoscenza, che se utilizzato correttamente, poteva essere utile per supportare delle serie politiche locali di sviluppo economico.

Paolo Carnevali
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