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Lutin by godo” di godoOpera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons.

Il Folklore Fabrianese e le storie di “Folletti” e spiritelli fabrianesi detti anche “Mazzamurelli”
Le storie di folklore fabrianese sono diverse da quelle di altri paesi, come quelle degli irlandesi, scozzesi e inglesi con le loro leggende, favole e storie popolari. Le storie di folletti, gnomi, fate, fantasmi di quei paesi, sono le stesse che hanno ispirato lo scrittore britannico del genere fantasy J.R.R. Tolkien a scrivere i suoi libri, di certo tutti si ricorderanno del suo romanzo più celebre Il Signore degli Anelli. Chi non l’ha letto, di sicuro ha visto la trasposizione della sua opera nel cinema, con una trilogia di tre film (La Compagnia dell’Anello, Le due Torri e Il ritorno del Re), girati dal regista neozelandese Peter Robert Jackson. J.R.R. Tolkien era cattolico. Nel Signore degli anelli aveva messo dei riferimenti al cristianesimo un po’ come Alessandro Manzoni nei suoi scritti (nei Promessi Sposi erano presenti riferimenti ad alcuni concetti religiosi, come quello della “provvidenza”). J.R.R. Tolkien fu un grande intellettuale, egli prima fu Rawlinson and Bosworth Professor di antico inglese e poi Merton Professor di lingua e letteratura inglese, insegnava nell’importante Università di Oxford. Nel folklore Fabrianese non c’erano elfi o gnomi, ma come ci ricordava il professor Oreste Marcoaldi nei suoi scritti, c’era la leggenda dei “mazzamurelli”. La popolazione di Fabriano nell’ottocento credeva che ci fossero dei folletti scalmanati e molto dispettosi, che si divertivano di notte a tenere sveglia la povera gente che dormiva e che magari il giorno dopo doveva lavorare. Questi folletti erano chiamati dai fabrianesi “Mazzamurelli”, probabilmente perché tutti pensavano, che essi fossero la causa di certi rumori e strani suoni che provenivano dai muri. Il professor Oreste Marcoaldi, nei suoi scritti, con ironia pone la seguente domanda in cui implicitamente sì da anche la risposta, forse questi suoni sono generati non da esseri immateriali privi di sostanza e di forma, ma da esseri materiali, che fanno numerosi lavori di distruzione, stridono e si muovono continuamente, ossia i “sorci” (i topi). Queste leggende, probabilmente si sono tramandate di generazioni, derivano dal periodo in cui questo territorio faceva parte del Grande Impero Romano. La figura dei mazzamurelli ricorda molto da vicino i “lari”. Secondo gli antichi romani, questa triste specie di fantasma, da loro chiamata anche guardiani delle case, si prendevano gioco, infastidendo e tormentando gli uomini più onesti lasciando in pace i più farabutti. Oltre ai “Mazzamurelli” in quel periodo a Fabriano, circolavano anche storie di fantasmi. Ad esempio, nel racconto “Giovanni senza paura”, il professor Enrico Filippini, nel libro “Folklore fabrianese” uscita nel 1898, parla di una casa infestata dai fantasmi, che sarà liberata da un calzolaio, che era immune a qualsiasi terrore. Per la verità bisogna affermare, che in quel periodo questi racconti andavano di moda, non solo nella nostra terra ma in tutta Italia. Sull’onda del successo, che dalla seconda metà dell’Ottocento ai primi del Novecento, questo genere narrativo viveva in Europa e nel mondo anglosassone (basti pensare allo scrittore americano Henry James), anche nel nostro paese questo fenomeno si era propagato. Le fiabe e le leggende del popolo in tutta Europa si tradussero definitivamente in storie narrative vere e proprie, solo dopo la pubblicazione e l’incredibile successo del Frankenstein di Mary Shelley e del Vampiro di John William Polidori. Naturalmente anche importanti scrittori italiani si cimentarono in questo genere letterario. Basti pensare al celebre drammaturgo, scrittore e poeta Luigi Pirandello, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1934 e al suo racconto su questo filone narrativo “La Casa di Granella”.
Paolo Carnevali

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