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Lo Stemma riportato a destra è quello della famiglia Chiavelli che fu Signoria a Fabriano.

 

Queste due città in apparenza non hanno niente in comune, ma in realtà nel passato erano legate tra loro dalle fiorenti attività commerciali. Ancona aveva un rapporto privilegiato con Costantinopoli, grazie alla fedeltà dimostrata all’imperatore bizantino Manuele I Comneno (1143-1180),ma gli anconetani pagarono cara questa decisione quando Federico Barbarossa cinse d’assedio la Città marchigiana.  Nel 1173 da l’Imperatore Federico Barbarossa con il suo esercito assediò Ancona con l’aiuto della Serenissima Repubblica di Venezia, dopo alcune settimane la città era allo stremo. Le truppe imperiali mandano un messaggio, se gli abitanti   avessero consegnato il Console dell’Impero Bizantino e si sarebbero arresi, avrebbero avuto salva la vita. La Città rifiutò e continuò a resistere fino all’arrivo delle truppe alleate provenienti dall’Emilia e dalla Romagna. Questa vittoria rafforzò i traffici commerciali con l’Impero Bizantino e il suo Imperatore Manuele Comneno inviò ingenti somme di denaro per  ricompensare la fedeltà di Ancona. Fabriano nonostante in quel periodo si fosse schierata con Federico Barbarossa, continuò ad avere rapporti commerciali con Ancona. Questi rapporti commerciali continuarono per molto tempo, basti pensare che  (come riportato nel libro “Carta e Cartiere nelle Marche e nell’Umbria Dalle Manifatture Medioevali All’industrializzazione”, di Giancarlo Castagnari edito dalla Pia Università dei Cartai)Il  mercante anconetano Stefano Benincasa, verso la fine del Cinquecento, si dedicò al commercio di due merci provenienti dalle Marche che in quel periodo erano competitive ovvero il grano e la carta. Il grano proveniva dalle campagne dell’entroterra, ed era imbarcato in tutti quei piccoli porti della costa. La carta proveniva da Fabriano grazie all’accordo con numerosi mastri cartai fabrianesi. Nel 19 aprile del 1581 si era firmato nell’abitazione del Benincasa un importantissimo accordo economico, sia per l’ambiente manifatturiero fabrianese, che per quello mercantile anconetano, si trattava di una fornitura annuale di 10000 risme di carta a cui dovevano corrispondere 7687 scudi l’anno. Questo contratto, fatto in un periodo di grave crisi, verso la fine del Cinquecento, non aveva solo una valenza economica ma anche sociale, nel nostro territorio esso aveva creato nuove possibilità di lavoro togliendo dalla povertà numerose famiglie. La merce iniziava ad essere consegnata dal 1582, per esempio nel maggio del 1582 erano state consegnate 245 balle di carta per un valore di 1659 scudi, che poi sarebbero state imbarcate nel porto dorico alla volta dell’Oriente. Il Mercante Stefano Benincasa nell’aprile del 1584 aveva noleggiato la saetia “Santa Margherita”, con un equipaggio di trenta uomini, dal proprietario raguseo (Ragusa di Croazia, in croato Dubrovnik) Vincenzo de Vito pagando il tutto 1300 scudi. La nave una volta caricata la carta, era salpata alla volta d’Alessandria d’Egitto e dopo cinquanta giorni, era ripartita alla volta d’Ancona carica di “lane et Sali, spetiarie, cenere, lini”. La fine dell’attività economica del Benincasa si era avuta nel due ottobre del 1584 quando la nave “S. Trinità”, che era pronta a partire alla volta di Costantinopoli con grosso quantitativo di carta, aveva avuto un grave incidente. Essa s’incendiò nel porto dorico distruggendo così il proprio carico. Altri mercanti continuarono tale commercio. Ad esempio nell’ottobre del 1585 fervevano gli ultimi preparativi per la partenza della “S. Trinità” sempre alla volta di Costantinopoli, i facchini stavano ancora stivando numerose casse, come quelle di drappi di seta proveniente dalla Toscana, ma il carico più importante erano le balle di carta che provenivano dalle cartiere fabrianesi. Fabriano al contrario di quello che si pensi dalla nascita del suo Comune fino alla Signoria dei Chiavelli sviluppò una fortissima classe commerciale, grazie anche a loro e non solo alle rivoluzionarie tecniche di fabbricazione che la Carta fabrianese si diffuse in tutta Europa e anche al di fuori di essa. Lo Scievolini, nei suoi scritti ristampati in Delle Antichità Picene dell’Abate Giuseppe Colucci, a Fabriano c’erano molti commercianti e la carta venne commercializzata oltre che nei paesi europei anche in Egitto ad Alessandria, forse si diffuse anche in altri paesi nordafricani, tramite Ancona questo prodotto arrivò a Costantinopoli e da lì veniva diffuso in molte città dell’oriente.

Paolo Carnevali

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