Salutati

Il Rinascimento, Firenze e Fabriano, Coluccio Salutati e Giovanni Tinti.  

Spesso crediamo di sapere tutto dalla Storia, ma nelle pieghe di questa si nasconde molto altro. Possiamo dire che il Rinascimento italiano e europeo sia nato a Firenze nel XIV secolo, la riscoperta dei classici, per prima si è verificata nella letteratura e poi ha coinvolto la scultura, e tutte le altre forme artistiche e culturali. Quindi in questo panorama, è interessante notare come a Fabriano, già in quel periodo Città della Carta, un suo concittadino Giovanni Tinti fosse non solo amico, ma intrecciò anche uno scambio culturale con Coluccio Salutati. Giovanni Tinti era di famiglia fabrianese egli visse tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo. Secondo il professor Romualdo Sassi probabilmente egli studiò legge a Perugia, fin da giovane s’interessò allo studio delle lettere. Ebbe l’onore di diventare amico del più importante fra umanisti di quel tempo, ovvero di Coluccio Salutati (egli era nato nel 16 febbraio Stignano in Valdinievole, Pistoia 1331, morì a Firenze il 4 maggio 1406). Fu un grande politico e letterato, considerato un punto di riferimento nella cultura rinascimentale di Firenze. Rivestì dal 1374 fu cancelliere di quella Signoria sino alla sua morte. Le sue abilità non erano solo culturali ma anche politiche, Il suo più grande successo in questo campo, era stato quello di aver salvato Firenze dalle ambizioni di Gian Galeazzo Visconti (Pavia 1347 – Melegnano 1402), duca di Milano, che la voleva conquistare. Sembra che Giovanni Tinti seguendo il consiglio di Salutati, sia vissuto per un po’ di tempo in Toscana, anche se la maggior parte della sua vita la passò a Fabriano, nel periodo in cui la città era ricca sia economicamente sia culturalmente. Questo grande letterato stava presso la corte dei Chiavelli, qui divenne il precettore del giovane Battista, nipote di Alberghetto II e futuro suo successore. Per capire meglio questo grande intellettuale, basti analizzare il manoscritto (un trattato in latino) “De institutione regiminis dignitatum”. Il professor. Romualdo Sassi scriveva nel 1909,che il manoscritto si conservava in una biblioteca di Siena. Ho potuto visionare una riedizione del libro, sempre in latino edito da Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1977 (temi e testi a cura di Eugenio Massa, testo inedito a cura di Pasquale Smiraglia), da lì ci si può render conto a chi s’ispirava l’autore. Egli attingeva a soprattutto all’”Etica” di Aristotile e al “De officiis” e al “Tusculanae disputationes” di Marco Tullio Cicerone,ci sono riferimenti ad altri classici latini come ad esempio a Tito Livio o allo storico e scrittore romano Valerio Massimo. Questo libro rappresenta tutti gli insegnamenti, sia politici sia morali, che Giovanni Tinti cercò di insegnare al proprio allievo, scrisse quest’opera e la dedicò a lui; Battista Chiavelli in modo che egli si ricordasse di essi. Tornando a parlare di Giovanni Tinti e di Coluccio Salutati, bisogna ricordare che entrambi attingevano molto dalla letteratura classica, sia greca sia romana, erano molto simili, si potrebbe dire che per capire il primo bastava studiare il secondo. Non a caso lo studioso Francesco Novati (Cremona 1859 – Sanremo 1915) che aveva scritto “La giovinezza di Coluccio Salutati” e l’“Epistolario di Coluccio Salutati”, si era anche occupato con grande passione del Tinti in una pubblicazione nell’Archivio Storico per le Marche e l’Umbria realizzato nel 1885. Salutati sostenne le opere del Petrarca e del Boccaccio e di Dante, paragonandoli agli autori dei classici antichi. Egli riscoprì il valore dei scritti classici, come gli artisti del rinascimento si ispirarono per i loro quadri, le loro scultura e opere al mondo antico greco e romano. Non è azzardato ipotizzare che grazie a Giovanni Tinti, le idee rinascimentali si diffusero subito da Firenze alla corte della Signioria dei Chiavelli e in tutta Fabriano. In quel periodo Fabriano aveva anche forti legami commerciali con Firenze, per via dei traffici che dalle due città, di stoffe da una, di carta dall’altra, tramite il porto di Ancona (grazie ai trattati commerciali tra questo porto e Costantinopoli) arrivavano in Oriente.

 

 

Paolo Carnevali

 

 

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