Cartes postales poissons d'avril

Tradizioni, leggende e storie dell’usanza del pesce d’aprile

Il prof. Oreste Marcoaldi, nel Libro “Le Usanze e i pregiudizi del popolo fabrianese” ci parla del primo d’aprile. Egli scrive che questo è il giorno delle burle, dove i cittadini come i villici amano prendersi gioco delle persone di maggior buona fede. Il professore cita anche un motto che era in uso nel territorio di Parma, “Al prim d’avril a s’fa coror i pit” che si può tradurre in questo modo: il primo d’aprile si fan correre i tacchini, questo perché in quel periodo questo animale era il simbolo della stoltezza. Questi scherzi generalmente consistevano nell’affidar a un individuo un compito, spesso si trattava di portare un contenitore ripieno di sassi o mattoni, di cui il burlato non conosceva il suo contenuto, da un luogo a un altro, e quando arrivava la persona che lo doveva ricevere, lo rimandava da un’altra parte. Lo scherzo finiva quando il burlato si arrabbiava rendendosi conto della burla. Ci sono varie teorie e ipotesi sulle origini di quest’usanza del primo d’aprile, secondo alcuni questa derivava dai “I Saturnali”. Durante queste feste ci si faceva l’augurio “io Saturnalia”, con lo scambio di piccoli doni simbolici. Questi riti con il cristianesimo furono inglobati con i festeggiamenti per capodanno. Secondo una leggenda dopo che papa Gregorio XIII, introdusse, nel 1582, il calendario Gregoriano e si spostò il primo dell’anno dal primo aprile al primo gennaio. In Francia molti nobili oltre a festeggiare capodanno, continuarono a celebrare il primo d’aprile. Essi si scambiavano dei doni come se fosse capodanno, ma questi regali erano dei contenitori vuoti, in questo modo essi si burlavano di chi li riceveva. I Saturnali, oltre ad influenzare l’evento del primo d’aprile, hanno influenzato altre festività, infatti in questi riti per Sturno, era eletto, tramite estrazione a sorte, un princeps, una specie di caricatura di un grande nobile, cui era assegnato ogni potere sulla festa. Questa figura ricorda molto da vicino a quella del Re del Carnevale, anche per l’aspetto del princeps, infatti, generalmente aveva una buffa maschera e colori sgargianti nei quali si notava subito il rosso, che era il colore degli dei. I Saturnali consistevano in un ciclo di festività romane per celebrare l’insediamento nel tempio del dio Saturno. Per gli antichi greci, il dio romano Saturno era Krono, il padre di Zeus. La leggenda raccontava che Zeus e gli olimpi, i suoi figli, al termine della Titanomachia, avessero esiliato Krono, si narrava che quest’ultimo avesse dovuto spostare il suo regno in un luogo che, i Greci primi e i Romani poi, chiamavano “Isole Beate”. Queste leggende al contrario di quanto pensano molti di noi, sono molto legate al nostro territorio. Bisogna ricordare che le antiche città romane di Tuficum, Attidium, Matilica, Sentinum festeggiavano I Saturnali. Nel periodo preromano Saturno era legato a un altro popolo; i piceni, e anch’essi erano presenti e abitavano parte del territorio fabrianese. In particolare la leggenda vuole che il Picchio piceno, guida e simbolo di quel popolo, che in questo periodo è il simbolo della nostra Regione, sia in realtà Pico, figlio del dio Saturno, trasformato in un uccello da Circe, innamorata e respinta dal padre di lui. Concludo raccontando un’altra leggenda sul pesce del primo d’aprile, sembra che la vicenda si sia svolta in Egitto, si narra che forse in questo giorno, intorno al 40 a.C., Cleopatra sfidò Marco Antonio, che era il suo amante, in una gara di pesca. Marco Antonio, che non amava perdere, incaricò un suo servitore di attaccare a l’amo un grosso pesce, così in questo modo era sicuro di vincere. Quando Cleopatra ne fu informata da una serva e ordinò al servitore di attaccare a l’amo un grosso pesce finto fatto con pelle di coccodrillo, e di non informare Marco Antonio. Risultato, un bel pesce d’aprile per quest’ultimo.

Paolo Carnevali (pubblicato su L’Azione del 22 marzo 2014)

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Paolo Carnevali

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