Lingelbach Karneval in Rom 001c

L’ultimo giorno di carnevale a Fabriano si cantava, si ballava e si faceva festa. Poco dopo il tramonto, nella sera dell’ultimo giorno di carnevale, la maggioranza delle persone che si trovavano nelle vie e nelle piazze, accendevano ognuno una piccola candela, poi la spegneva e ognuno la scambiava con quella dell’altro, per riaccenderla subito dopo, poi correvano e gridavano “chi ha moccolo, accenda moccolo” mentre alcuni davanti alle proprie case mettevano dei lanternini di carta o lumi. Molto probabilmente i lanternini di carta chiamati comunemente lampioncini non erano tutti dello stesso colore; forse ce n’erano verdi, blu rossi, gialli o d’altri colori.Tutte queste luci, insieme alle accensioni dei moccoli, oltre a dare uno stupendo effetto scenico alla città di Fabriano, servivano ad illuminare il carnevale morto, per rendere il tutto più realistico si costruiva un pupazzo fatto di stracci delle stesse dimensioni di un uomo, posto su una carretta era portato in giro per la città, per essere mostrato a tutta la gente. La rappresentazione della processione e della morte del Carnevale, aveva un significato simbolico molto forte, infatti questo illustrava il legame di questa festa ai riti agrari dell’attesa del risveglio arboreo. Questi riti avevano delle radici preromane e affondavano in antiche tradizioni che arrivavano fino alla preistoria. Questi antichi riti di religioni, che ormai da millenni nessuno ha nemmeno memoria del loro nome, avevano la funzione di celebrare il rinnovamento, nel quale ci si liberava del vecchio per favorire la crescita del nuovo.  Probabilmente questi riti erano di tipo propiziatorio, ed erano legati ai cicli della terra, al risveglio della natura dopo il rigido inverno.

Paolo Carnevali
Licenza Creative Commons Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.

Annunci