Immagine

Premessa dell’autore:

Quando inviai questo articolo a Geronimo, commisi la mancanza di inviare una bozza con degli errori, al posto della versione finale, per questo mi scuso qui con il lettori di questo l quindicinale della zona montana. Questa versione qui riportata è quella corretta. In ultimo lancio una proposta, perché non intitolare la Caserma Clementi di Ascoli a un grande personaggio del luogo: “Caserma Elisabetta Trebbiani”

 

Elisabetta Trebbiani, spadaccina e poetessa di Ascoli legata a Fabriano.

 

Nel 1410 e precisamente il 10 gennaio come ci riferisce il prof. Oreste Marcoaldi nel suo libro “Guida e Statistica della Città e del Comune di Fabriano”( recentemente ristampato grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana alla Fedrigoni S.p.a.,Arti Grafiche “Gentile” Fabriano, Fondazione Gianfranco Fedrigoni e l’Archivio Ramelli, il Centro Studi don Giuseppe Riganelli e con il contributo fondamentale di uno dei più importanti storici ed intellettuali fabrianesi, Giancarlo Castagnari) moriva Livia Chiavelli, nobile poetessa di Fabriano. Il prof Marcoaldi scriveva che era bellissima e di eccellente ingegno, fu una grande poetessa italiana, di lei rimangono solo due sonetti, una sua grande amica e poetessa era Elisabetta Trebbiani di Ascoli. La Trebbiani oltre ad essere una grande poetessa e un’ottima spadaccina nel Trecento, Giacinto Cantalamessa Carboni, sul libro “Memorie intorno ai letterati e gli artisti della città di Ascoli nel piceno” ci racconta della storia di questa donna straordinaria. La sua famiglia era molto importante a quei tempi, infatti, era la figlia di Meliaduso d’Ascoli della famiglia Trebbiani, podestà di Firenze nel periodo del duca d’Atene. Elisabetta Trebbiani aveva un marito dedito alle armi, chiamato Paolino Grisanti, e lei per essergli al fianco durante il pericolo, lo seguiva anche di notte per le vie della Città di Ascoli, proteggendolo dai suoi nemici, poiché la sua abilità nell’uso delle armi spesso era superiore alla maggior parte degli uomini che le si mettevano contro. Una notte mentre era in giro per la Città con il suo consorte fu ferita durante una rissa, nonostante ciò si riprese e continuo andare in giro “in abito virile ed armata”. In lei erano presenti due elementi contrastanti, la dolcezza e la forza. Era una guerriera spietata e letale, ma amava anche la poesia di tutte le sue composizioni poetiche è stato ritrovato solo un sonetto indirizzato alla sua amica e poetessa di Fabriano, Livia Chiavelli. In quel periodo a Fabriano al contrario del resto d’Italia c’erano diverse poetesse, cosa strana per quel periodo, forse non è un caso, l’amicizia tra la Trebbiani di Ascoli e la fabrianese Chiavelli. Sembra strano trovare in quel periodo, non solo in Italia ma anche in Europa, una donna con una così familiarità con le armi, ma anche trovare nella stessa persona, un grande amore per la poesia e contemporaneamente per la spada.

Paolo Carnevali (Geronimo 26 dicembre 2013)

Licenza Creative Commons Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.

Annunci