Immagine

L’illustre P. Giovanni Scievolini dell’Ordine dei Predicatori (Domenicani) del XVI, nei suoi scritti paragonava la forma della città di Fabriano a uno scorpione. Lo spazio tra le due chele andava dal Borgo fino a S. Agostino, il lato destro del corpo, che si piegava verso l’altro lato, era rappresentato da S. Agostino andando verso il Piano, Porta Pisana e Cervara, mentre quello sinistro andava dal Borgo verso la Rocca per la parte del Giano. La coda dello Scorpione, si trovava ai confini della Città, alla porta del Piano che si restringeva molto, si piegava e andava verso il monte di Civita così da richiamare quella forma. Fabriano aveva quattro porte, una che guardava verso settentrione in direzione di Sassoferrato, chiamata la porta del Borgo, perché prima che fossero allargate le mura (ingrandendo Fabriano su quel lato) dal Sig. Alberghetto Primo della famiglia dei Chiavelli, qui vi era un Borgo di case fuori dalla Città. La seconda, guardava verso Oriente in direzione di Recanati, Camerino e Matelica, era chiamata Porta Pisana. Questo nome gli era stato dato perché era stata costruita da un Podestà di Pisa, che aveva governato con saggezza la nostra Città. La terza prendeva il nome di Porta Cervara, era chiamata così perché ai tempi di Alberghetto Chiavelli una Cerva, che in quel periodo era molto raro vedere, per sfuggire ad alcuni cani che la stavano inseguendo, entrò per quella porta. L’ultima era la Porta del Piano, si chiamava in questo modo perché da quella parte verso l’esterno della Città si vedeva la pianura. Secondo P. Giovanni Scievolini, la maggior parte della ricchezza e dell’abbondanza di Fabriano, si doveva principalmente al fiume Giano, che scorreva attraversando la Città. Questo perché, per produrre il Cuoio nelle conce, per la fabbricazione dei panni e soprattutto per la creazione della Carta serviva l’acqua. Grazie a queste produzioni, che si erano sviluppate sfruttando l’acqua, era nato il commercio, che era il grande guadagno dei Fabrianesi. Evidentemente da quanto scrive l’autore, si può dedurre che a quei tempi la Città di Fabriano, doveva avere anche una ricca e folta comunità di commercianti. Fabriano nel suo territorio non aveva grandi oliveti, per questo faceva arrivare l’olio di cui aveva bisogno da Osimo, da Perugia e da Foligno oltre che da altre località. La nostra Città al suo interno aveva diverse fontane, che erano utilizzate dalla popolazione, la più importante era quella che oggi noi chiamiamo la fontana Sturinalto, essa poteva tranquillamente competere con le altre più famose in Italia. L’autore scriveva di essere venuto in possesso di un antichissimo manoscritto, in cui si narrava che essa fu costruita nell’anno 1087. Poi nel 1351, poiché era in pessime condizioni e doveva essere riparata, il Signor Alberghetto Chiavelli la fece restaurare. L’ultimo restauro fu fatto secondo P. Giovanni Scievolini ai tempi di Sisto IV, ed essa era fatta in marmo, in quel periodo doveva essere molto bella. Il famoso storico dell’arte fabrianese Bruno Molajoli scriveva, che in base allo stile della fontana si poteva dedurre che essa era stata costruita intorno al 1285, prima di quella data, in quel luogo, si trovava un’altra fontana costruita intorno al XI secolo, che poi era stata abbattuta per far spazio a quella nuova. Lo Scievolini parlando della fontana inoltre scriveva: “..l’acqua, che cadendo nel primo catino fa un dolcissimo mormorio, che porge inestimabil diletto a chi l’ascolta: e la bellezza delle acque si scorge stando alle fenestre del palazzo de’ Priori o da altro simile eminente luogo, perché così si appresentano in tutti tre i vasi di questo altiero Fonte..”. La prossima volta che passero davanti alla Fontana penserò a queste parole.

Paolo Carnevali

Licenza Creative Commons Quest’ opera è distribuita con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.

Annunci