Francesco Petrarca00
Poetesse italiane, il primato di Fabriano nel 1300

Come scritto in “Storia del sonetto italiano” del 1839, “La prima donna che scrisse versi italiani pare che fosse la Nina siciliana”, era vissuta intorno al XIII secolo. Nel XIV secolo varie donne scrissero versi in volgare, come ad esempio Gaia da Camino citata da Dante Alighieri nel XVI canto del Purgatorio. Il fatto interessante, che quasi tutte le più importanti poetesse del 1300 provengono dallo stesso territorio; le Marche, e la maggior parte sono di Fabriano e delle sue vicinanze. Le poetesse di Fabriano erano: Eleonora della Genga, donna coltissima e imitatrice del Petrarca, Livia Chiavelli e Ortensia di Guglielmo. Altre importanti poetesse erano Elisabetta Trebbiani di Ascoli, ebbe ugual successo con la poesia e con le armi, e Giustina Levi-Perotti da Sassoferrato. Secondo Gerolamo Tiraboschi (Bergamo, 1731 – Modena, 1794), noto studioso e storico della letteratura italiana, ci sono due diverse versioni, su un fatto molto interessante che riguarda un grande poeta italiano.  Secondo quanto pubblicato da Tommasini (Petr. Rediv.), la poetessa di Sassoferrato Giustina Levi Perotti si diceva che aveva inviato un sonetto al Petrarca (Arezzo 1304, Arquà 1374), il quale le aveva rinviato quelle che iniziava con le seguenti parole: “La gola e ‘l sonno e’ l oziose piume” (V. Mem. de Petr.t. I, p.189). Mentre per Giovanni Andrea Gilio, la poetessa che aveva una corrispondenza poetica con Petrarca era Ortensia di Guglielmo da Fabriano. Giovanni Andrea Gilio (letterato fabrianese del ‘500) nel suo “Della Topica Poetica” nel libro quarto, “Delle figure de concetti” riporta dieci sonetti, due di Livia Chiavelli, quattro di Ortensia di Guglielmo, e quattro di Leonora dei Conti Della Genga. Il Tiraboschi nella “Storia della letteratura italiana” del 1823 nel III libro scriveva, che egli non contestava a queste donne il titolo di poetesse, ma avrebbe gradito, che esso potesse essere confermato dalla testimonianza di poeti e scrittoti contemporanei. Giacinto Cantalamessa Carboni, sul libro “Memorie intorno i letterati e gli artisti della città di Ascoli nel piceno”, tesse le lodi alle poetesse fabrianesi. Poi ci parla dell’ascolana Elisabetta Trebbiani (letterata della seconda metà del ‘300), che nella poesia acquistò la fama di “esima verseggiatrice”, e una testimonianza ce ne rimane in un sonetto inserito dal Crescimbeni nella sua “Storia della volgar poesia” vol. 3 del 1730. Un elemento ci fa supporre che tutte queste poetesse fossero legate tra loro, infatti, Il sonetto composto dalla Trebbiani, è indirizzato alla poetessa di Fabriano, Livia Chiavelli. Anche leggendo lo Scevolini possiamo confermare tale supposizione, quando morì Ortensia di Guglielmo, la “Sig. Leonora della Genga” scrisse un sonetto, che ci fa capire quanto fosse forte il rapporto di stima e amicizia che le legava, esso inizia con i seguenti versi: “Coprite o Muse di color funebre Tutto Parnaso, ed ogni luogo appresso Svelto il lauro, piantat’ iv’ il cipresso…”. Come detto in precedenza, Elisabetta Trebbiani oltre ad essere stata una grandissima poetessa, è stata anche un’ottima guerriera. Questa gentil donna, poiché aveva un marito dedito alle armi, chiamato Paolino Grisanti, voleva essergli al fianco durante il pericolo. Una notte andando in giro per la città col suo sposo “in abito virile ed armata” per difenderlo dagli avversari, in una rissa rimase ferita. Nonostante questo, continuò in seguito a girare armata e a combattere contro i nemici di suo marito. Bisogna ricordare, che in quel periodo, era impossibile immaginare di vedere una donna armata per le strade di una città, figuriamoci incontrarsi con Elisabetta Trebbiani che combatteva meglio di un uomo, infatti, chi la prima volta ci s’imbatteva, non riusciva a credere ai propri occhi. Per problemi di spazio, non ho potuto riportare le splendide composizioni poetiche delle letterate fabrianesi, ma sarebbe giusto che Fabriano ricordasse le loro opere.

Paolo Carnevali (pubblicato su L’Azione del 21 dicembre 2013)Licenza Creative Commons
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