1478 - Bologna - Santo Stefano - Martyrium - Adorazione Magi (1370) - Foto Giovanni Dall'Orto, 9-Feb-2008

L’albero di Natale e il Presepe, storie di antiche tradizioni della zona del fabrianese.
Spesso si pensa che queste due tradizioni non siano legate alla storia del nostro territorio, ma in realtà non è proprio così. Quella che riprende tradizioni praticate anticamente in una parte del nostro territorio, a dispetto di quello che crede la maggior parte della gente, non è il presepe ma l’albero di natale. Molti fabrianesi hanno potuto visitare la mostra archeologica sui “Piceni e i Celti” alla Pinacoteca Civica “Bruno Molajoli”. Bisogna ricordare che gli antichi sacerdoti dei Celti utilizzavano e onoravano gli abeti nelle feste invernali, considerandoli simbolo di lunga vita, poiché rimanevano sempre verdi. Molto probabilmente nel periodo preromano, i Celti che risiedevano nel nostro territorio, in questo periodo invernale, festeggiavano i loro riti intorno ad un albero. In seguito fu adottato anche dal mondo cristiano, come simbolo per festeggiare il Natale. In particolare, c’è una leggenda che parla di come in Germania San Bonifacio (Bonifacio vescovo, 680 – 755), camminando in mezzo alla campagna vide un po’ di gente radunata intorno ad una quercia, egli prese un’ascia e la tagliò e al suo posto nacque un pino. Questa nuova pianta rappresentava l’albero della vita, e la sua apparizione simboleggiava la nascita di Gesù Bambino. In seguito gli alberi di natale vennero anche decorati. Uno dei più antichi scritti che parla di decorazioni, è quello scritto nel 1605 da un viaggiatore tedesco, che si era recato a Strasburgo, egli scriveva che in questa cittadina si preparava l’albero di Natale ornato di carta, frutta e dolciumi. In seguito tale tradizione si diffuse in tutta Europa, poi sbarcò negli Stati Uniti e si arrivò in tutto il mondo. Invece, il presepe come sanno tutti, fu inventato da San Francesco d’Assisi. La prima rappresentazione vivente della natività fu dal Santo fatta a Greccio, un Comune provincia di Rieti nel Lazio. Il Santo aveva forti legami con Fabriano, ci sono diversi studiosi che attestano ciò. In particolare voglio citare un grande studioso di quest’argomento, Don Giacinto Pagnani nel suo libro “I viaggi di S. Francesco nelle Marche” egli parla della presenza del Santo a Fabriano deducendolo da diverse fonti, come ad esempio frammenti delle Cronache del Beato Francesco Venimbeni. Egli scrive anche di Don Raniero, pievano della Chiesa di S. Maria di Civita, era diventato amico e confessore di S. Francesco D’Assisi. Nel libro parla anche della lapide posta sulla tomba di Don Raniero. In essa era scritto il seguente testo: “HIC-SUNT OSSA VENERABILIS FRATRIS RAINERII: QUI FUIT CONFESSOR PATRIS NOSTRI SANCTI FRANCISCI CUI PRAEDIXIT QUOD DEBEARAT EFFICI FRATER MINOR”. La lapide era posta nel presbiterio della nuova Chiesa costruita dai francescani a Val Povera. Il presepe si diffuse inizialmente nei luoghi dovere era forte la devozione a San Francesco. Fabriano era uno di questi, possiamo dire che dopo la rappresentazione vivente della natività, che fu dal Santo fatta a Greccio, se ne fecero altre in diverse città, probabilmente tra esse c’era anche la nostra. Il primo presepe scolpito, secondo gli storici, fu realizzato da Arnolfo di Lapo (Colle di Val d’Elsa 1240 – 1310), grande urbanista, architetto e scultore. Lo realizzò verso la fine del 1200, non tutte le statue si sono conservate fino ai giorni nostri, quelle rimanenti si trovano nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma (nel Museo Liberiano). Tra il 1400 e il 1500 si diffuse la tradizione di collocare grandi statue del presepe nelle Chiese. Uno di questi, che è molto antico, è il presepe monumentale della Basilica di Santo Stefano a Bologna. In seguito questa tradizione si diffuse oltre che in Europa, anche in tutto il mondo.

Paolo Carnevali (articolo pubblicato su L’Azione del 5 Gennaio 2013)

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