Joan of arc miniature graded

Elisabetta Trebbiani poetessa e spadaccina di Ascoli Piceno del Trecento, Giacinto Cantalamessa Carboni, sul libro “Memorie intorno i letterati e gli artisti della città di Ascoli nel piceno” ci racconta della storia di questa donna straordinaria . La sua famiglia era molto importante a quei tempi, infatti era la figlia di Meliaduso d’Ascoli della famiglia Trebbiani, podestà di Firenze nel periodo del duca d’Atene (Gualtieri VI di Brienne). Elisabetta Trebbiani aveva un marito dedito alle armi, chiamato Paolino Grisanti, e lei per essergli al fianco durante il pericolo, lo seguiva anche di notte per le vie della Città di Ascoli, proteggendolo dai suoi nemici, poiché la sua abilità nell’uso delle armi spesso era superiore alla maggior parte degli uomini che le si mettevano contro. Il Grisanti, abitava nelle vicinanze di Porta Solestà nel quartiere di San Giacomo dove in seguito è stata dedicata una via alla sua famiglia, “Rua dei Grisanti”.Una notte mentre era in giro per la Città con il suo consorte fu ferita durante una rissa, nonostante ciò si riprese e continuo andare in giro “in abito virile ed armata”. La Trebbiani non sò se è corretto paragonarla a Giovanna D’Arco, ma è chiaro che queste due donne nel loro periodo hanno rivestito un ruolo che era occupato dagli uomini gettando le basi per l’emancipazione femminile. Non era solo una guerriera spietata e letale, amava anche la poesia, di tutte le sue composizioni poetiche è stato ritrovato solo un sonetto indirizzato alla sua amica e poetessa di Fabriano, Livia Chiavelli. In quel periodo a Fabriano al contrario del resto d’Italia c’era diverse poetesse, cosa strana per quel periodo, forse non è un caso l’amicizia tra la Trebbiani di Ascoli e la fabrianese Chiavelli. Sembra strano trovare in quel periodo, non solo in Italia ma anche in Europa, una donna con una così familiarità con le armi, ma anche trovare nella stessa persona, un grande amore per la poesia e contemporaneamente per la spada.

Paolo Carnevali

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