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Fabriano il lavoro e la leggenda di Mastro Marino

La vera emergenza del fabrianese è la mancanza di lavoro. Questa non è solo un’emergenza sociale ma rischia di minare le basi stesse del nostro comune. Bisogna ricordare che il nostro comune prima di ogni altro deve la propria nascita al lavoro incarnato nella figura leggendaria del fabbro-ferraio noto con il nome di Mastro Marino. Nulla ci dice che egli sia un personaggio storico, sembra che la sua leggenda sia nata intorno al 1242, forse sviluppata su un fatto realmente accaduto. Da allora fino ad oggi la figura del fabbro è sempre apparsa anche se con diverse rappresentazioni nello stemma del Comune di Fabriano, esercitando nelle diverse epoche sempre un’influenza costante nella nostra Città. Inizialmente è molto probabile che questo fabbro leggendario non fosse conosciuto come Mastro Marino e che questo nome gli è stato dato successivamente. Infatti, negli scritti che vanno sotto il nome “Delle Istorie di Fabriano” P. Giovanni Scevolini da Bertinoro, Religioso dell’Ordine di S. Domenico (riportate in Antichità Picene dell’Abate Coloucci),datati intorno al XVI raccontando la sua leggenda non viene mai chiamato con il nome con cui lo conosciamo attualmente. Inoltre egli parlando della nascita di Fabriano, delle discordie dei castelli e dell’opera di riconciliazione del “Fabbro” riportava dei versi in latino ritrovati in un vecchio documento così antico che la sua carta data l’età era lacera e stracciata. Lo scritto di questo documento iniziava con i seguenti versi latini:

“Molle fluebat enim, perque invia lustra ferarum

Per loca Senta situ, ripis, sordida linsis,

Quam Salices circum turbare latentia pisves,

Caperunt homines pacis vix ocia bello.

Omnis ager nondum Cereris cedebet aratre. “

Negli scritti “Delle Istorie di Fabriano” si parla della leggenda del Fabbro. Il racconto inizia citando gli uomini più vecchi e saggi di Fabriano secondo i quali la nascita del nostro comune, tramandata loro dai propri padri e avi, sia dovuta a un’opera di pacificazione di un fabbro tra due fazioni opposte. Due castelli molto piccoli, uno noto con il nome di Poggio nel luogo ove è presente il Monastero di S. Margherita, vicino lo Spedale di Santa Maria del Buon Gesù, l’altro è il Castel Vecchio ove adesso si vede il Convento di Santa Caterina abitato dai Monaci di monte Oliveto. Poiché tra i due castelli c’erano continue discordie, un uomo molto vecchio cercava di riappacificarli. Egli faceva il mestiere della “Fabbreria” era un fabbro e stava sul fiume Giano ove ancora oggi c’è il ponte antico (su cui passa la strada del Borgo), poiché egli era “assai reputato sia dall’uno sia dall’altro” dopo numerosi tentativi riuscì a pacificare definitivamente le due fazioni riuscendo a unificare i due castelli in uno solo. Grazie a ciò si creò la Città di Fabriano. P. Giovanni Scevolini in ultimo cita un antico proverbio in merito: “Le cose piccole mirabilmente riescono, cominciano a dilatarsi e a far terra, che poi chiamarono Fabriano”.

Paolo Carnevali (Geronimo 11 ottobre 2012)
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