Immagine PietraFabriano e la città di Firenze, la storia tra leggenda e realtà di quando i fabrianesi salvarono la Città Toscana.

Ultimamente ci sono state delle polemiche che hanno riguardato suo malgrado Firenze, definita da un Amministratore Delegato di una grande azienda “Piccola e povera”, naturalmente so che Fabriano e i suoi abitanti non possono che essere solidali con questa illustre Città Toscana, questo sentimento è dovuto dai forti vincoli storici e culturali che da secoli ci legano. Il Professor Oreste Marcoaldi nel libro “Usanze e i pregiudizi del popolo fabrianese”, narrando le feste delle arti, definiva Firenze come antica e fedele alleata. Nell’Azione del 21 aprile di quest’anno, avevo parlato di un grande letterato fabrianese, in altre parole di Giovanni Tinti amico personale di Coluccio Salutati, che fu una figura importante del rinascimento fiorentino, fu anche Cancelliere della signoria di Firenze dal 1374 fino alla sua morte. Fabriano è anche legata a questa Città Toscana da un’altra storia. Questa la riporto tale e qual è stata scritta da fra. Giovanni  Domenico Scevolini da Bertinoro, nelle “ Istorie di Fabriano” datati intorno al XVI. Tali scritti sono stati pubblicati in Antichità Picene dell’Abate Guiseppe Coloucci, come riporta quest’ultimo autore, egli ne ebbe una copia in dono dal Sign. Canonico Michele Catalani “diligentissimo ricercatore di siffatte antichità”. Non so se questo racconto sia una leggenda o sia accaduto veramente, perciò lo riporto come lo ha scritto fra. Giovanni  Domenico Scevolini; nell’anno 1080 c’erano stati forti contrasti tra l’Imperatore Germanico e il papa Gregorio VII. Bisogna ricordare che papa Gregorio VII storicamente era conosciuto soprattutto per la “lotta delle investiture”, che contrappose il Papato e l’Impero, questo lo pose in netto contrasto con l’Imperatore Enrico IV. In seguito a questa situazione avvennero altri eventi, l’imperatore dichiarò la deposizione di papa Gregorio, nominò come antipapa Gilberto di Ravenna, che prese il nome di Clemente III, egli inoltre assediò e conquistò la città di Roma, costringendo il pontefice a rifugiarsi dentro il Castello di Adriano (noto a noi oggi come Castel Sant’Angelo, costruito intorno al 123 d.C. come sepolcro per l’imperatore Adriano e la sua famiglia). In mezzo a questa serie di eventi, accadde anche l’assedio della città di Firenze, la quale era fedele a papa Gregorio VII, a causa di ciò l’Imperatore Enrico IV la voleva sottomettere al suo dominio. I fiorentini però si erano già da qualche tempo preparati a questo evento, richiamando non solo le proprie truppe, ma anche ben duecento Soldati  Fabrianesi comandati dal Capitano Francesco, anche lui era di Fabriano. Per la verità, secondo fonti storiche ben documentate, la città di Firenze già dal 1078 si stava preparando a eventi simili, infatti, in quel periodo erano state costruite delle nuove Mura (Durante Alighieri le chiamava “la cerchia antica”). La città era anche stata divisa in quattro quartieri che prendevano il nome dalle porte principali: Porta San Piero a est, la cosiddetta “Porta del vescovo” a nord, Porta San Pancrazio a ovest e Porta Santa Maria a sud.   I soldati di Fabriano furono posti a difendere la Porta di S. Pietro, “uscendo cogli altri fuori della Città contro il campo di Enrico” costrinsero l’Imperatore ad abbandonare l’assedio. I fiorentini per ricompensare i Soldati Fabrianesi ,li fecero tornare nella nostra Città “carichi di ricche spoglie”. Nella nostra città furono accolti dal popolo trionfalmente, “poiché la prima gloria dell’avere volto in fuga l’Imperatore con l’esercito, fu della compagnia gagliarda, che da Fabriano era al soccorso di Firenze uscita”. Ci sono varie versioni storiche sull’assedio di Firenze, alcuni asseriscono che l’Imperatore abbia rinunciato per il caldo e altri perché è stato sconfitto dai fiorentini, ma forse è vero il detto che in ogni leggenda c’è un po’ di verità.

Paolo Carnevali

(tratto da L’Azione del 3 novembre 2012)

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