Maccari-Cicero
Fabriano, luogo in cui la politica e l’economia si fondono. Come per gli Onorevoli e Senatori Milani, Merloni e Casoli, fin dai tempi del Senatore romano Quinto Camurio Numisio Iuniore di Attidium.

Nel libro di Bruno Bravetti “Giambattista Miliani”,edito da affinità elettive del 2010, parlando di Fabriano, scriveva che nessuna città aveva un così stretto rapporto tra potere politico e quello economico, che s’identificava con un capitano d’industria. Questo era un argomento, che gli storici potevano risolvere attraverso lo studio e la ricerca. Egli cita tra i capitani d’industria di Fabriano: Giambattista Miliani, Aristide Merloni, Francesco Merloni, fino ad arrivare ad oggi con l’on. Maria Paola Merloni e il Senatore Francesco Casoli. Bruno Bravetti dimenticava di cercare nel passato del nostro territorio, dove forse c’era la chiave per spiegare il tutto. Basti pensare che nel periodo romano nella nostra terra c’era stato il grande Senatore Quinto Camurio Numisio Iuniore di Attidium (l’odierna frazione fabrianese di Attiggio).  Sappiamo, in base a quanto riferito dagli studiosi, che la sua famiglia aveva un’attività, che forse oggi potremmo definire a carattere industriale, per la produzione dei laterizi ovvero mattoni, che in quel periodo erano richiesti in abbondanza per l’edilizia. Forse altri studi ci potranno chiarire se lui stesso guidava quest’attività e contemporaneamente si dedicava alla carriera politica a Roma. Per capire ciò possiamo parlare della Famiglia dei Camuri di Attidium, grazie alle lapidi e alla documentazione giunta fino a noi, possiamo ricostruire in parte la loro storia nel nostro territorio. Nel 2009 è uscito il libro “Attidiun In età romana”, a cura di Maria Federica Petraccia  Fabriano Edizioni, in cui sono raccolte in modo scientifico moltissime informazioni, tratte da reperti archeologici e da una vasta bibliografia sia di autori ed esperti, sia nazionali sia internazionali. Esso è stato pubblicato anche grazie al Comune di Fabriano, alla Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana e all’associazione di volontariato Gli Attidiati Onlus.  Nel libro si parla del Senatore Quinto Camurio Numisio Iuniore, che termina la propria carriera politica con la nomina a console nel 161 d.C., ma anche di altri suoi familiari come Gaio Camurio Clemente , si fa riferimento a legami per via di adozione a diversi nobili, come ad esempio Numisius di Matilica (Matelica), il quale aveva costruito un acquedotto nel suo Municipio, o con la famiglia dei Gavii Appalii di Firmum Picenum (Fermo). Uno dei suoi più importanti esponenti è stato Gavio Crispo Numisio Iuniore. Egli intorno al 200 d.C. ha governato la provincia d’Asia. La famiglia Camuria si era imparentata con la famiglia senatoria degli Stertinii (Cocceii), molto attivi in ambito locale, infatti, a Sentinum (Sassoferrato) grazie a loro fu costruita una curia (un edificio dove la gente del luogo si radunava per discutere degli affari dello stato) e una crypta. Nella famiglia dei Camuri ci sono nobili di altissimo livello, da comandanti di Legioni a Senatori dell’Impero, prefetti e altre importanti cariche dello stato, ma possedevano anche un forte potere economico. Avevano iniziato come proprietari terrieri, probabilmente come riferito da Polibio (Megalopoli, Grecia 206 a.C. – Grecia 124 a.C.) e Catone (Tusculum, 234 a.C. circa – 149 a.C.) per altri territori marchigiani, poiché la viticoltura era ampiamente praticata e l’uva era molto richiesta in Gallia e in particolare n’erano coltivate due qualità la Palmensis e l’Irziola. Probabilmente i Camuri producevano ed esportavano in Gallia e in altri territori dell’Impero Romano prodotti agricoli. Poi avevano sviluppato a mano a mano altre attività produttive, come quelle dei laterizi (mattoni utilizzati per l’edilizia nell’antica Roma), infatti, il marchio “C. Camuri Sal F.” è stato rinvenuto in diverse città, come ad esempio ad Aesis (Jesi) e Auximum (Osimo).

Paolo Carnevali.

(pubblicato su Geronimo del 6 dicembre 2012)
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