ImmagineAntiche tradizioni del mese di maggio, Il Piantamaggio e il cantamaggio.

Quest’antica tradizione è ancora viva in alcune frazioni del comune di Fabriano, dove la notte tra il 30 aprile e il 1 maggio s’innalzano pali altissimi, che in pratica sono degli alberi cui è stata tolta la corteccia, sulla cui punta si attacca un ramo frondoso e di solito anche la bandiera Italiana, che sventola una volta piantato. Un tempo, come ci riportava il prof Oreste Marcoaldi, al Piantamaggio si univa il Canta Maggio e si svolgeva anche nella città di Fabriano. In quel periodo si recideva un albero o un grosso ramo, si poneva in un posto stabilito in precedenza e sulla punta si poneva un mazzo di fiori. Poi si piantava e si suonava il violino, si cantavano varie canzoni per festeggiare l’arrivo del mese di maggio. Una di queste canzoni popolari fabrianesi era la seguente: Ecco Maggio che è venuto. Con la giacca di velluto; Ecco Maggio che è tornato. Con le brache di filato. L’origine di quest’usanza derivava da un’antichissima tradizione, probabilmente legata ai ritmi delle stagioni, festeggiava il risveglio della natura, era una specie di rito per favorire la fecondità della terra. I popoli antichi la praticavano, come i Greci, nelle feste in onore della dea Demetra dal greco Δημήτηρ (Madre terra), i Romani in quelle in onore di Cenere o quelle che celebravano nelle Florali nei primi tre giorni di maggio, descritte nel 4° libro dei Fasti di Ovidio. Gli Umbri celebravano le Cersias, “feste di Cerfo”, i Celti celebravano la festa di Beltane, gli Etruschi quelle in onore di Horta dea dell’agricoltura corrispondente a quella greca Demetra e quella romana Cenere. Queste tradizioni così simili, ma svolte da diversi popoli, fanno supporre che queste usanze sono ancora più antiche, probabilmente esse sono derivate da riti di fecondità e fertilità, che si celebravano già nel periodo del Paleolitico e Neolitico. Questa tradizione ha attraversato i secoli per arrivare fino a noi, ha influenzato anche la cultura italiana, basti pensare al Malmantile esso riporta nel “SESTO CANTARE” il seguente passo: “Chi coglie fiori, e un altro un ramo a un faggio ha tagliato, e con esso canta maggio” (la copia da me visionata del “MALMANTILE RACQUISTATO” di Perlone Zipoli, Lorenzo Lippi, con gli Argomenti di Antonio Malatesti, è stata stampata a Firenze da G. BARBÉRA, EDITORE nel 1861). Questo libro è stato scritto da Lippi Lorenzo (Firenze 1606 – Firenze 1665),un importante scrittore pittore e poeta, la sua più interessante opera è una Crocefissione che si trova nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Nel poema ”Malmantile Racquistato” pubblicato sotto lo pseudonimo Perlone Zipoli, l’autore ha voluto riportare numerose tradizioni, detti e usanze comuni in quel periodo a Firenze. Per capire l’importanza di quest’opera, bisogna ricordare che essa è definita dall’Accademia della Crusca (rappresenta il più importante ente linguistico del nostro paese) come testo di lingua. Il professor Oreste Marcoaldi, nei suoi scritti, paragona le usanze svolte nel nostro paese con quelle svolte in Cina per il “sacrificio della primavera”, la più importante festa del popolo cinese, può essere paragonata per certi aspetti anche al nostro capodanno. Ritornando a parlare della nostra città, bisogna ricordare, che fino alla metà dell’ottocento, durante le mattine di festa e di fiera in tutto il mese di maggio, c’erano delle persone che girando per tutta Fabriano, cantavano e suonavano, erano preceduti da uno stendardo, in cui era rappresentata la Vergine in alto e in basso le anime del Purgatorio. Tale tradizione si chiamava “cantare il maggio” e le persone che la eseguivano, oltre che in Città, andavano alla questua (elemosine e offerte in natura) delle uova e del denaro, per tutto il territorio circostante, visitando sia le frazioni sia le case isolate.

Paolo Carnevali.

 (Pubblicato su L’Azione del 19 maggio 2012)

 

 

 

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