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L’assedio di Ancona da parte degli alleati di Federico Barbarossa e dei fabrianesi.

Ancona prima di Federico Barbarossa fu assediata nel 1137 dall’imperatore Lotario II (detto anche Lotario di Supplimburgo in tedesco Lothar von Süpplingenburg). Federico Barbarossa poi l’assediò nel 1167 (probabilmente era presente anche Ruggero Chiavelli con soldati provenienti dal fabrianese). Mentre nel 1173 l’Imperatore inviò ad Ancona il suo luogotenente, l’Arcivescovo Cristiano di Magonza (diplomatico e arcivescovo cattolico tedesco) con un esercito formato di truppe di varie città fedeli all’Impero, tra cui probabilmente c’erano quelle di Fabriano, comandate dal capitano Ruggero Chiavelli. Queste vicende storiche, possono essere anche una chiave di lettura per i racconti dell’illustre P. Giovanni Scievolini dell’Ordine dei Predicatori (Domenicani) del XVI, come quello del saccheggio di Rimini alleata di Ancona ad opera di una lega di Comuni guidata da Ruggero Chiavelli, fedele dell’Impero e parente stretto di Federico Barbarossa. Per avere una versione di queste vicende storiche, ma da un’altra prospettiva, ho consultato il primo volume di “Storia d’Ancona dalla sua fondazione” di Agostino Peruzzi (storico, critico e poeta, nacque ad Ancona nel 1760 e morì, forse a Ferrara, nel 1850 è stato uno dei più importanti storiografi dell’Ancona dell’Ottocento) pubblicato a Pesaro nel 1835 dalla tipografia Nobili. Riguardo a Rimini e Ancona, egli scriveva che esse insieme con altre città litorali dell’Adriatico, organizzarono una flotta di navi che si erano opposte a Venezia, in seguito furono sconfitte da essa. Mentre per l’assedio di Ancona del 1173, il Peruzzi riferiva che era avvenuto nel 1174, egli scriveva che il primo giorno di aprile del 1174 iniziò l’assedio, durò fino alla metà di ottobre. Una numerosa flotta di galee veneziane, fu avvistata dalla parte di Ancona che si affacciava sul mare, erano armate di balliste e di altri armamenti da guerra, a capo di essa c’era un enorme galeone, la nave ammiraglia Totus Mundus. La flotta era composta di trentaquattro galee, più numerose imbarcazioni di piccola stazza, a capo di tutto c’era Pietro Ziani figlio del Doge di Venezia. Le navi da guerra anconetane, che erano in porto, si diressero contro la flotta nemica “andarono animosamente gli anconitani incontro a’veneti”. Il primo scontro durò ben poco e flotta anconetana si rifugiò nel suo porto. Mentre da terra l’Arcivescovo, che aveva adunato in Toscana e in altre zone, gli alleati dell’Imperatore, richiamò a se gli Osimani e altri popoli delle Marche (probabilmente anche i Fabrianesi), così iniziò l’assedio di Ancona.

Paolo Carnevali

(Pubblicato su Geronimo del 21 febbraio 2013)

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