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La leggenda del tesoro della Ruggiera, rocca medioevale di Ruggero Chiavelli

La nostra terra, per sviluppare maggiormente il turismo, ha bisogno di valorizzare il nostro territorio, come in altri paesi anche noi abbiamo i nostri racconti folkloristici. Ad esempio la storia che scrisse il prof. Enrico Filippini nel libro “Folklore fabrianese” nel 1898. Nella zona di Fabriano, ed esattamente a poca distanza dal paese di Attiggio, c’era un piccolo monte chiamato Capretta e li sorgeva la rocca di Ruggiero Chiavelli.  Lassù oltre l’ingresso di una profonda grotta, si potevano scorgere i resti di un’imponente fortezza medioevale, secondo i rilievi del prof Oreste Marcoaldi, essa occupava una superficie di ben 441 metri quadrati, i muri esterni erano spessi 95 cm. Dopo la tremenda strage dei Chiavelli nel 25 maggio del 1435, si diffuse una leggenda, che in questa fortezza ci fosse un inestimabile tesoro, un tempo appartenuto ai Chiavelli, ad avvalorare ciò si narrava che in quel luogo alcuni scoprirono una capra d’oro, probabilmente da ciò venne il nome di “Monte di Capretta”.  In seguito si diffuse la diceria che per trovare il tesoro bisognava che un uomo morisse in quei luoghi. Naturalmente nessun uomo sano di mente ci avrebbe provato, eppure c’è stata una persona che ha tentato.  Il professor Enrico Filippini narra,che venti anni prima di scrivere il libro, un certo Z.V. soprannominato Cinicchia dopo aver finito di scontare una pena di sette o otto anni di carcere, per ricatti, furti e frodi era ritornato a Fabriano. Avendo letto un libro sulla leggenda del monte di Capretta, riuscì a convincere con l’inganno, un vecchio abitante della città di Fabriano a farsi accompagnare in quel luogo, con il proposito di assassinarlo per impossessarsi del tesoro. Un giorno Cinicchia chiamò l’altro uomo e s’incamminarono sul monte, poi con una scusa disse al vecchio di aspettarlo mentre egli si sarebbe assentato, invece di andarsene fece pochi passi dietro il suo compagno, estraendo una pistola mirò alla testa dell’altro e sparò. Fortunatamente il vecchio, era stato colpito di striscio, anche se sanguinava copiosamente, non aspettò un successivo colpo, ma fuggì. Poi egli torno a Fabriano denunciando il tutto alle forze dell’ordine.  Cinicchia poi fu arrestato e condannato a quattordici anni, come ci riferì il prof. Enrico Filippini, per tentato omicidio.

Paolo Carnevali

(Pubblicato su Geronimo il 19 luglio 2012)

 

 

 

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