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LA VECCHIA DI MEZZA QUARESIMA

 

Durante la quaresima nella Fabriano dell’ottocento c’era un usanza “La vecchia o mezza quaresima” come diceva un vecchio proverbio fabrianese: “ Mezza Quaresima, si spacca la Vecchia. Quaresima pellicciuta, non ci fossi mai venuta.”. Tra i fabrianesi si diceva comunemente “segare la vecchia” o “spaccare la vecchia”. Fino all’incirca al 1830 nelle famiglie della nostra città all’inizio del periodo quaresimale, si ritagliava sulla carta o sul cartone una figura femminile, che aveva tante gambe quanti erano i giorni che separavano l’inizio della Quaresima alla Pasqua, essa si attaccava ad una parete della cucina. Per ogni giorno passato, sì tagliava una gamba di carta e cosi via fino a che non si giungeva alla metà, a quel punto si tagliava in due parti la stessa figura femminile. Poi si proseguiva, tagliando una gamba di carta per ogni giorno trascorso fino alla fine, questo serviva a conoscere più facilmente quanti giorni mancavano alla desiderata Pasqua. Questa usanza al prof. Oreste Marcoaldi ricordava molto un’altra tradizione diffusa in quel periodo tra i pizzicagnoli di Napoli (ovvero i proprietari delle botteghe in cui si vendevano al dettaglio diversi generi alimentari come ad esempio formaggi e salumi, detti in dialetto napoletano casadduoglio), infatti, il giorno delle Ceneri esponevano nei loro negozi pupazzi femminili vestiti di nero, chiamati quaresima. Nel corpo del fantoccio s’infilzava simmetricamente sette penne di tacchina o gallina, le quali simboleggiavano le sette settimane di Quaresima. Ogni settimana si strappava una penna fino ad arrivare alla vigilia di Pasqua, quando si bruciava il pupazzo. In seguito a Fabriano verso il 1850, sia in famiglia sia nelle scuole, si costruiva un pupazzo con il volto da vecchia, ripiena d’uva secca e appassita di biscotti di noci, pane, castagne, mele, di piccole bottiglie di vino, mandorle, fichi secchi e arance dolci. Giunti alla metà del periodo quaresimale nella scuola, durante l’ora della merenda, si spaccava o segava la vecchia al suono di violino e cembalo danzando e mangiando ciò che il fantoccio nascondeva dentro di sé. Naturalmente anche in famiglia si festeggiava la mezza quaresima. La tradizione della vecchia di mezza quaresima, anche se con nomi e modalità diverse, era svolta in tutta Europa sin dal medioevo fino ad arrivare all’ottocento, come ricordato da diverse fonti. L’origine di quest’usanza derivava da un’antichissima tradizione, secondo alcuni studiosi un tempo si annegava nell’acqua bruciava nel fuoco un pupazzo di forma umana verso la fine dell’inverno, per propiziare l’arrivo della bella stagione, si trattava di un rito di fecondità e fertilità, praticato dai popoli già nel periodo del Paleolitico e Neolitico. Questo rito nella Roma antica, era rappresentato da un idolo dalle sembianze femminili “Anna Perennia”. Il 15 marzo la statua era gettata nel tevere come rito di buon auspicio. Durante il cristianesimo per smorzare il duro periodo penitenziale, si pensò di rompere temporaneamente l’astinenza e il digiuno nella metà del periodo quaresimale, ed il popolo probabilmente nel medioevo riportò il Carnevale in mezzo alla Quaresima, ripescando l’antico rito che divenne “La vecchia di mezza quaresima”. In Francia la mezza quaresima (Mi-Carême) si festeggia tuttora nella città di Équihen-Plage. In Spagna nella città d’Arriate provincia di Málaga, in Andalucía si festeggia come “il giorno della vecchia” (Día de la vieja) ed è una festa tradizionale svolta sin da prima del 1700.

 

Paolo Carnevali

 

(Pubblicato su L’Azione del 9 aprile 2011)

 

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