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Nonostante le antiche divisioni politiche e militari, tra le due città: Ancona e Fabriano,c’erano numerosi scambi commerciali, soprattutto per un manufatto particolare “la carta fabrianese”.

FABRIANO E IL SUO LEGAME STORICO CON IL MARE

Sentir parlare di Fabriano e il mare sembra una cosa strana, eppure storicamente la nostra città ha molto da dire in proposito. Questo sodalizio anticamente aveva fatto prosperare le nostre terre, ed era stato principalmente economico, anche se dal punto di vista militare aveva avuto dei momenti importanti come la crociata contro i Turchi, promossa da Pio II, dove Fabriano aveva inviato 800 cavalieri che s’imbarcarono sulle navi ancorate nel porto d’Ancona nel 1464, questo aveva dato alla nostra città l’onore di aggiungere al nostro stemma una piccola croce rossa (Come riportato dallo storico Dalmazio Pilati nel libro storia di Fabriano edito da Città e Comune di Fabriano 1985). Sul piano economico dalla fine del Trecento fino alla seconda metà del Cinquecento, Fabriano per commercializzare la carta via mare, aveva intrattenuto proficui rapporti con la città d’Ancona.  In quel periodo Ancona era diventata una città cosmopolita (come riportato nel libro “Carta e Cartiere nelle Marche e nell’Umbria Dalle Manifatture Medioevali All’industrializzazione”, di Giancarlo Castagnari edito dalla Pia Università dei Cartai), dove coabitavano e commerciavano mercanti armeni, egiziani, naturalmente anche italiani in particolar modo fiorentini, turchi, ebrei levantini. Essi trattavano numerose mercanzie fra le quali c’era la carta, la provenienza di tali prodotti era vasta, infatti, oltre che dall’Italia ad esempio venivano dalle regioni balcaniche, dall’Egitto, dalla Spagna, da Costantinopoli e dal lontano Oriente. Per capire meglio tutto ciò può parlare del mercante anconetano Stefano Benincasa. Egli apparteneva ad una famosa famiglia di cartografi-navigatori, dato che le spezie ed altre merci verso la fine del Cinquecento non erano redditizie, si dedicò a due merci provenienti dalle Marche che in quel periodo erano competitive ovvero il grano e la carta. Il grano proveniva dalle campagne dell’entroterra, ed era imbarcato in tutti quei piccoli porti della costa. La carta proveniva da Fabriano grazie all’accordo con numerosi mastri cartai fabrianesi. Nel 19 aprile del 1581 si era firmato nell’abitazione del Benincasa un importantissimo accordo economico, sia per l’ambiente manifatturiero fabrianese, che per quello mercantile anconetano, si trattava di una fornitura annuale di 10000 risme di carta a cui dovevano corrispondere 7687 scudi l’anno. Questo contratto, fatto in un periodo di grave crisi, verso la fine del Cinquecento, non aveva solo una valenza economica ma anche sociale, nel nostro territorio esso aveva creato nuove possibilità di lavoro togliendo dalla povertà numerose famiglie. La merce iniziava ad essere consegnata dal 1582, per esempio nel maggio del 1582 erano state consegnate 245 balle di carta per un valore di 1659 scudi, che poi sarebbero state imbarcate nel porto dorico alla volta dell’Oriente. Il Mercante Stefano Benincasa nell’aprile del 1584 aveva noleggiato la saetia “Santa Margherita”, con un equipaggio di trenta uomini, dal proprietario raguseo (Ragusa di Croazia, in croato Dubrovnik) Vincenzo de Vito pagando il tutto 1300 scudi. La nave una volta caricata la carta, era salpata alla volta d’Alessandria d’Egitto e dopo cinquanta giorni, era ripartita alla volta d’Ancona carica di “lane et Sali, spetiarie, cenere, lini”. La fine dell’attività economica del Benincasa si era avuta nel due ottobre del 1584 quando la nave “S. Trinità”, che era pronta a partire alla volta di Costantinopoli con grosso quantitativo di carta, aveva avuto un grave incidente. Essa s’incendiò nel porto dorico distruggendo così il proprio carico. Altri mercanti continuarono tale commercio. Ad esempio nell’ottobre del 1585 fervevano gli ultimi preparativi per la partenza della “S. Trinità” sempre alla volta di Costantinopoli, i facchini stavano ancora stivando numerose casse, come quelle di drappi di seta proveniente dalla Toscana, ma il carico più importante erano le balle di carta che provenivano dalle cartiere di Fabriano.

Paolo Carnevali
(Pubblicato su l’Azione del 11 giugno 2011) 
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