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(Serradica dal Catasto Gregoriano del 1817)

 

Storia antica di Serradica, frazione di Fabriano.

Possiamo dire, secondo quanto pubblicato dal prof.  Romualdo Sassi e dal prof. Dalmazio Pilati, la frazione in origine era un castello fondato durante il periodo feudale nel 1006, come quello di Cacciano, grazie a Ridolfo, figlio di Monaldo, egli apparteneva  a un ramo degli Attoni Longobardi, conti di Nocera. Bisogna ricordare, che un illustre membro di questa nobile famiglia era Attolino del Conte Martino (XII), feudatario di diversi castelli nell’attuale zona del fabrianese, egli ebbe numerosi figli tra i quali Raniero, Matteo e Berta, moglie di Ruggero Chiavelli. Lo stemma degli Attoni era formato da uno scudo d’oro, contenente un mortaio verde, da cui fuoriuscivano cinque fiamme.  Inoltre dagli Attoni Longobardi discendevano due importanti rami, quello di Conca a Moscano e quello di Cerreto, Matelica, Albacina. Da questo possiamo capire l’enorme influenza che aveva in quel periodo questa famiglia. Ritornando a parlare del castello di Serradica, esso era rimasto indipendente per due secoli fino al 1214, quando era andato sotto il controllo di Fabriano, anche se solo in parte e che era divenuto totale nel 1227. Nel 1349 per ordine dei Chiavelli, il castello fu distrutto, insieme con quello di Cacciano e non solo, infatti bisogna ricordare che in quell’anno, anche quello di Collamato subì la stessa sorte. Probabilmente i Chiavelli avevano intrapreso queste azioni così violente, per soffocare le spinte autonome di questi paesi, in seguito è rimasto famoso il memoriale di Collamato in cui si criticavano le enormi e inique tasse dovute alla città di Fabriano. La ricostruzione di Serradica ebbe luogo subito dopo, anche se fu distrutta di nuovo nel 1600. Nel paese esisteva un’antica costruzione chiamata “Abbazia”, che in realtà era il Palazzo di Offreduccio da Cacciano figlio di Pietro di Ridolfo, che nel 1227 cedette le sue proprietà alla città di Fabriano. Questo edificio era molto particolare, era stato costruito a cavallo del torrente. A monte, dove c’era l’ingresso dell’acqua, il flusso era regolato da una saracinesca, che era azionata per mezzo di una lunga vite di legno, essa serviva per far muovere le macine di un mulino. In ultimo parlando della chiesa parrocchiale essa era dedicata a S. Gregorio I papa nel 590 d.C. Già nel 1150 esisteva, a quel tempo dipendeva dall’Abbazia di S. Maria d’Appennino (a Cancelli).

Paolo Carnevali
(Articolo pubblicato su Geronimo il 2 febbraio 2012)
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