A Black and White Photo of the Aqueduct of Segovia in Spain
(Senatore Quinto Caumrio Numisio Iuniore di Attidium, che fù tresvio monetale, tribuno militare della Nona Legione Hispania, sodale Tiziale Flaviale, questore urbano,edile curile,pretore, legato della legione…e della VI Victrix in Britannia).

Verità storiche ed ipotesi riguardo alla storia popolare del tunnel che collegava in età romana Tuficum e Attidium, le odierne frazioni fabrianesi di Albacina e Attiggio.

Parlando di passaggi sotterranei sembra che sia diventato un argomento di attualità, come il corridoio che collega palazzo Madama con palazzo Giustiniani, che forse è stato utilizzato da politici di primo piano, per un incontro segreto, mentre nel nostro caso esso è trattato nel libro “Attidium Mater Fabriani (1988) ” dello storico Dalmazio Pilati. Per la verità lo storico scrive di due tunnel presenti nel territorio di Attiggio, sulla loro reale esistenza non ci sono dubbi, mentre non ci sono certezze se essi collegassero i due Municipi romani. Il primo tunnel sembra che partisse a destra del fosso di Acquatina e che poi s’inseriva nella roccia viva. Secondo lo storico i più anziani lo ricordavano ancora, per essere stato utilizzato come rifugio nella Seconda Guerra Mondiale. La seconda galleria fu scoperta da un contadino dei Monaci Silvestrini, durante i lavori agricoli, in una parte del territorio di Attiggio detta Fonte Palomba di Cesi. Alcune fonti orali narravano che il secondo tunnel era alto 1,20 metri, in seguito era stato completamente sepolto da una frana. Ritornando alla leggenda del tunnel che collegava i due municipi, l’ipotesi è fantasiosa, però bisogna ricordare che la città di Tuficum, anche se si estendeva nella lunga piana che costeggiava il fiume Esino, aveva una giurisdizione sulle ampie aree limitrofe che arrivavano dalla Gola della Rossa fino a Matelica, come scriveva U. Alessandroni in Storia Albacinese del 1975, inoltre confinava con Attidium. Comunque è più realistico pensare che questi tunnel, sulla cui esistenza non ci sono dubbi, siano i resti di antichi acquedotti romani. Spesso essi avevano un percorso sotterraneo che a volte era anche scavato nella roccia. Plino il Vecchio, parlando degli acquedotti, narrava di monti perforati, spesso l’acqua dalla vena era convogliata nel canale detto “specus “, per superare alcuni problemi tecnici e per assecondare le caratteristiche del terreno, di solito avevano un percorso molto lungo, il che potrebbe combaciare con i racconti fatti riguardo ai tunnel presenti ad Attidium. Sicuramente nuovi scavi archeologici potrebbero far luce sulla vicenda.

Paolo Carnevali

(Pubblicato su Geronimo 8 dicembre 2011)
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