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A Fabriano, come in altre importanti città, i cavalieri nel medioevo svolgevano delle competizioni e delle giostre. Ancora oggi in alcune città italiane si fanno delle rievocazioni storiche di tali eventi. La quintana di Ascoli Piceno è una tra quelle più famose, come del resto lo è la “Giostra del Saracino” di Arezzo o la “Giostra della Quintana” di Foligno. Nella nostra città si svolgeva “Il Saracino”, Il professor Oreste Marcoaldi lo descriveva come una corsa di cavalieri, i quali dovevano spronare il proprio cavallo al galoppo, e infilare un bastone in un foro di una tavoletta su cui era fissato un secchio pieno di acqua. Se il bastone era infilato correttamente, il secchio d’acqua si rovesciava sul concorrente, con la conseguente risata di tutta la gente che era accorsa per vedere l’evento. Il secchio veniva, una volta vuotato, immediatamente riempito, poiché c’era un uomo che doveva svolgere quella mansione durante tutta la competizione. Altri giochi, che erano fatti nella nostra Città, erano stati descritti molto dettagliatamente dal professor Oreste Marcoaldi, come la “Corsa all’Anello” e “La Giostra e la Caccia del Toro”. Nella prima competizione era appeso un anello di ferro a una corda e si collocava a un’altezza di tre metri. Vinceva chi riusciva a infilare un bastone nell’anello, si svolgeva, non frequentemente, durante il periodo di carnevale e durante la festa di S. Giovanni Battista, nella Piazza bassa o del mercato (Garibaldi). Questa è tuttora svolta in una rievocazione storica nel comune di Narni (provincia di Terni). Negli statuti di questa Città datati 1371, per i festeggiamenti del Santo Patrono il 3 maggio, dopo le solenni celebrazioni religiose si eseguivano la corsa del palio e quella dell’anello.

La Giostra del Toro a Fabriano era svolta in Piazza Alta in uno steccato chiuso, i giostratori a piedi erano vestiti di bianco con una fascia rossa ai fianchi, un cappello dello stesso colore in testa e in mano una bandieruola di color rosso, essi venivano anche aiutati da dei cani. Un’azione veramente di coraggio che era acclamata dalla folla, dimostrava l’enorme bravura del giostratore, era quella che si compieva quando il toro si preparava a dare un colpo con le corna, mettendo un piede fra queste si eseguiva un salto assecondano il moto ascendente della cornata, catapultandosi verso la parte opposta. Questa manifestazione era un po’ come le corride in Spagna, del resto bisogna ricordare che quelle che si svolgevano da noi, come quelle spagnole avevano entrambi la stessa origine, erano un tipo di tauromachia e derivavano da giochi popolari praticati dagli antichi Greci, Etruschi e Romani. A Fabriano la Caccia del Toro iniziava il giorno di S. Tommaso il 21 dicembre fino all’ultimo giovedì di carnevale, era eseguita il venerdì di ogni settimana. Si eseguiva con il bue legato a una lunga fune lungo le vie principali della Città. Questi giochi erano descritti come cruenti e barbari. Dopo la caccia, le bestie vaccine erano macellate, c’era la convinzione tra il popolo, che se esse erano strapazzate la loro carne sarebbe stata più salubre. Questi giochi con i Tori si svolgevano anche a Macerata nel celebre Sferisterio o a Venezia in Campo San Polo, in quest’ultima manifestazione le bestie vacchine erano sguinzagliate un po’ come a Pamplona (capoluogo della comunità autonoma della Navarra) in Spagna.

Paolo Carnevali

 (pubblicato su L’Azione il 10 marzo 2012)

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